I focus precedenti

Quell’«orgoglio della fabbrica» solo ieri considerato démodé oggi è una specie di filo che, qua e là, unisce grandi fabbriche controllate da multinazionali e piccole e medie aziende, gli imprenditori e i manager ai lori dipendenti. Open Factory nasce così. Dalla constatazione che c’è un’Italia manifatturiera orgogliosa di quel che produce, di come lo fa, di dove lo porta. Riportiamo l’articolo pubblicato su L’Economia del Corriere della Sera il 20 novembre 2018.
Tutto esaurito nel 90% delle aziende e ampiamente superate le previsioni dei giorni scorsi. In oltre un migliaio alla Lago e alla Siap (Carraro Group) e a centinaia in tutte le altre. Impossibile far fronte alle richieste di partecipazione in aziende particolarmente popolari come Perugina, Eni, Snam o Lavazza, ma anche in imprese manifatturiere come Dallara, Ratti o Unox. I promotori: “E’ stata la giornata dell’orgoglio manifatturiero”.
Sarà come scattare un’istantanea della manifattura italiana, domenica 25 novembre: perché è davvero trasversale il «campione» delle 50 imprese (in sette regioni) che apriranno al pubblico le porte delle loro fabbriche. Ma c’è una cosa, su tutte, che unisce ciascuna di queste aziende, non importa la dimensione, non importa il settore: l’orgoglio. Degli imprenditori e degli stessi dipendenti. Fieri di ciò che fanno e di come lo fanno, di prodotti per i quali il mondo ci considera «i più bravi». Riportiamo l’articolo di Raffaella Polato pubblicato il 17 novembre sul Corriere della Sera.
Si preannuncia una giornata da tutto esaurito l’Open Factory che domenica 25 novembre vedrà aperti al pubblico 50 stabilimenti in tutta Italia, come quello della Perugina e il museo del caffè Lavazza, i laboratori di ricerca dell’Eni e gli impianti di Snam, il produttore di filati di Prato Cofil e Tessuti di Sondrio. Attesi 15.000 visitatori per scoprire i segreti della manifattura Made in Italy.
C’è una curiosità crescente, a proposito della manifattura di qualità. Sono in molti a stupirsi per il permanere di tecniche antiche che sono all’origine di prodotti che ancora oggi attirano una domanda internazionale alla ricerca di unicità. In generale si assiste alla crescente presa di consapevolezza che il saper fare italiano all’origine della varietà e della qualità dei nostri prodotti è parte essenziale del nostro patrimonio culturale. Riportiamo l'editoriale di Stefano Micelli pubblicato sul Sole 24 Ore il 3 ottobre 2018.
ItalyPost e l'Economia del Corriere della Sera lanciano la prima edizione nazionale di Open Factory, la manifestazione sperimentata negli anni scorsi con grandissimo successo nel Triveneto. Il 19 novembre anteprima a Milano e domenica 25 novembre tutti in fabbrica a scoprire la forza del manifatturiero italiano: apriranno le loro porte 50 aziende, dai colossi come Eni, Snam, Nestlè e Lavazza a imprese champion come Vem, Cofil e Univel, ma anche porti e aeroporti.
L’agroalimentare delle Venezie si trova di fronte alla sfida di misurarsi con una cultura d’impresa che deve giocare non più sulla quantità ma su qualità, brand, riconoscibilità, sostenibilità e legame con il territorio. Altrimenti rischia sia la marginalità nei confronti dei territori italiani, sia quella che garantisce la redditività e lo sviluppo delle aziende. We-Food è l’occasione per incontrare imprenditori che questa cultura d’impresa l’hanno maturata e visitare aziende che hanno accettato questa sfida imprenditoriale.
Tutto esaurito nella prima giornata della innovativa manifestazione di turismo enogastronomico. Oggi ultima giornata per scoprire le 20 fabbriche del gusto, partecipare ai laboratori e assaggiare i prodotti. Venerdì al Cuoa il Convegno con i big e questa sera chiusura con le birre artigianali a Pordenone.