Area Euro
Lagarde, per l’inflazione centrato il target del 2%
La presidente della Bce al Parlamento europeo: «Aumentare i livelli di alfabetizzazione finanziaria»
La presidente della Bce, Christine Lagarde (Philippe Buissin, Imagoeconomica)
«Sto adempiendo al mio mandato, penso proprio di sì, e i mercati se ne accorgono». La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, difende il suo operato, soprattutto da quando, a seguito di alcune speculazioni del Financial Times, si sono fatte insistenti le voci, da lei smentite, di un addio anticipato alla banca di Francoforte. «Ora possiamo vedere che i nostri sforzi per far scendere l’inflazione sono stati efficaci», ha rivendicato nel corso dell’audizione in commissione Affari economici del Parlamento europeo. «L’inflazione è nettamente diminuita dal suo picco del 10,6% nell’ottobre 2022», tiene a sottolineare. Non è un caso, spiega: l’inflazione «ha oscillato in un range ristretto intorno al 2% nella seconda metà dello scorso anno e si è attestata all’1,7% a gennaio 2026 (ndr)», dimostrando che «la risposta decisiva della politica monetaria della Bce ha svolto un ruolo cruciale nel riportare l’inflazione all’obiettivo di riferimento» del 2%.
Guardando al futuro, «continuiamo ad aspettarci che l’inflazione si stabilizzi al nostro obiettivo del 2% nel medio termine», continua la presidente della Bce, ottimista per quanto riguarda l’avvenire. Certo, ammette, sono ancora presenti fattori di rischio al ribasso per la crescita e al rialzo per i prezzi al consumo e alla produzione. Non mancano le incertezze legate alle tensioni geopolitiche e quelle commerciali, ma, soprattutto, si guarda con una certa preoccupazione al sentiment di famiglie, imprese e consumatori. «Anche se l’inflazione è diminuita, molti cittadini percepiscono ancora i prezzi in tensione», e questo divario tra inflazione misurata e percepita «ha implicazioni per le decisioni economiche e per la fiducia nelle istituzioni».
C’è, sullo sfondo, il rischio che si tenda a risparmiare, soffocando consumi e togliendo dalla circolazione capitali utili a investimenti, necessari per la competitività dell’Ue e della sua eurozona. Da qui l’invito di Christine Lagarde alla politica, vale a dire istituzioni europee e governi nazionali: spiegare meglio che cosa si fa, perché «la comunicazione efficace è essenziale». E poi, «l’Europa dovrebbe investire nell’educazione per aumentare i livelli di alfabetizzazione finanziaria», dando quindi seguito all’iniziativa lanciata nello specifico libro blu messo a punto dalla Commissione europea.
In tema di Banca centrale europea, ieri sono stati resi noti i risultati dello scorso anno. Nel 2025 la Bce ha registrato una perdita di 1,25 miliardi di euro, in netto miglioramento rispetto al rosso di 7,94 miliardi del 2024, soprattutto grazie a una significativa riduzione degli oneri finanziari netti. Visto il risultato di segno negativo, non ci sarà alcuna distribuzione di utili alle banche centrali nazionali dell'area euro per il 2025. La Bce prevede di tornare a registrare utili nel 2026 o nell’anno successivo, «anche se ciò dipenderà dai futuri livelli dei tassi di interesse di riferimento e dei tassi di cambio, nonché dalle dimensioni e dalla composizione del bilancio Bce».
La commissione Economia del Parlamento europeo ha approvato le nomine del croato Boris Vujcic a vicepresidente della Banca centrale europea (Bce) e del francese François-Louis Michaud a presidente dell’Autorità bancaria europea (Eba).



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