Il quarto giorno di guerra
Unione europea
Cipro divide l’Europa. Armi da Francia e Grecia. Ma Bruxelles “predica” calma
La base militare britannica ad Akrotiri, Cipro (Ansa)
BRUXELLES – Lo schieramento di mezzi militari a difesa di Cipro riaccende il dibattito sulla clausola di difesa reciproca dell’Unione europea e sui suoi limiti, anche rispetto alle garanzie offerte dalla Nato. Dopo l’attacco di un drone iraniano contro la base britannica di Akrotiri, sull’isola del Mediterraneo orientale, Parigi ha annunciato l’invio di sistemi antimissile e antidrone in coordinamento con Nicosia, seguendo l’iniziativa di Atene che ha dispiegato quattro caccia F‑16 e due fregate con equipaggiamenti militari già impiegati contro gli Houthi nel Mar Rosso.
La questione riapre il fascicolo della clausola di difesa reciproca, contemplata dall’articolo 42.7 del Trattato sull’Ue. Il testo stabilisce che, se uno Stato membro subisce un’aggressione armata sul proprio territorio, gli altri Paesi hanno l’obbligo di prestargli aiuto con «tutti i mezzi in loro possesso». Una formulazione che – sulla carta – appare persino più vincolante dell’Articolo 5 della Nato, che richiede una decisione collettiva tra gli Stati membri. A differenza della Nato, però, l’Ue non è un’alleanza militare: non ha un comando unico, non prevede una pianificazione operativa integrata e lascia a ciascun governo la libertà di decidere in che forma intervenire, dal sostegno militare alla sola assistenza politica o logistica, alimentando la visione della clausola di difesa reciproca come nient’altro che una costola dell’ombrello atlantico a trazione statunitense.
Una portavoce della Commissione ha ricordato, inoltre, come l’eventuale attivazione della clausola spetterebbe innanzitutto al Paese colpito, chiamato a svolgere una valutazione giuridica e politica prima di invocare l’aiuto dei partner. Una precisazione che segue l’intento di Bruxelles di voler raffreddare ogni speculazione sull’immediata attivazione della clausola di difesa reciproca, intensificatasi proprio nelle ultime ore. Dall’esecutivo confermano l’assenza di «discussioni specifiche» dal momento che l’attacco era diretto contro la base militare britannica, e non contro la repubblica cipriota. La posizione di Nicosia, però, rende il quadro piuttosto complesso. Cipro è membro a pieno titolo dell’Ue e dell’eurozona ma non della Nato, anche a causa delle pressioni turche legate alla storica disputa territoriale. L’isola ha iniziato solo di recente a esplorare forme più strette di cooperazione con la Nato, ma ad oggi resta l’unico Paese Ue fuori dal programma Partnership for Peace, il che la priva di una copertura diretta dell’Articolo 5. In caso di attacco, Cipro potrebbe quindi contare formalmente solo sulla clausola prevista dai trattati europei, un’opzione che Bruxelles si è però affrettata a smorzare.
L’invio di contingenti greci e francesi non ha però lasciato indifferente l’Iran. Dal ministero degli Esteri di Teheran hanno dichiarato che qualunque azione difensiva da parte degli europei equivarrà a un «atto di guerra» e avrà come conseguenza una risposta mirata. Di tutta risposta, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha sottolineato che l'Alleanza «non è coinvolta» in Medio Oriente, ma che «difenderà ogni centimetro del suo territorio», se necessario.



