Da Bruxelles
L’Europa verso un «nuovo mondo». Von der Leyen chiede di riscrivere le regole sul funzionamento Ue
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen (Aurore Martignoni, Imagoeconomica)
BRUXELLES – Per l’Europa è l’alba di un «nuovo mondo», più rapido e funzionale, con il «vecchio ordine globale» spazzato via dalla scena internazionale e senza alcuna possibilità di ritorno. Una visione netta quella espressa da Ursula von der Leyen, sullo sfondo della Conferenza annuale degli ambasciatori dell’Ue.
«L’Europa non può più essere custode del vecchio ordine di un mondo che se n'è andato e non tornerà», ha detto la presidente della Commissione. Con una doverosa sottolineatura: «Difenderemo sempre il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire con i nostri alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico modo per difendere i nostri interessi».
Parole cariche di un significato inedito, come gli scenari a cui l’Europa, i suoi Stati e la sua popolazione si affacciano in questi «mesi difficili», secondo l’“eufemismo” utilizzato dalla presidente del Parlamento, Roberta Metsola. Per comprendere il significato delle parole di Ursula von der Leyen, però, è necessario leggere tra le righe del discorso pronunciato davanti ai diplomatici.
Invocare la fine del vecchio ordinamento mondiale equivale a dire – e von der Leyen lo dice – che c’è «urgente bisogno di riflettere sul fatto se la nostra dottrina, le nostre istituzioni e il nostro processo decisionale – tutti progettati in un mondo post-bellico di stabilità e multilateralismo – abbiano mantenuto il passo con la velocità del cambiamento che ci circonda». Oppure se, caso contrario, non finiscano per trasformarsi in un «ostacolo alla nostra credibilità come attore geopolitico».
Sicurezza europea e partenariati «fidati» sono in cima alla rinnovata scala di priorità, ma per il nuovo che avanza dev’esserci qualcosa di ormai superato, dal tempo e dalle contingenze. Anzitutto, le regole. Quelle che determinano il funzionamento dell’Europa unita sono fondate su un multilateralismo che appare non più percorribile, e dunque chiedono di essere riscritte. Per farlo, tuttavia, serve individuare una linea, che tra crisi – in principio fu la pandemia – e guerre, vicine e lontane, chiede di essere quanto mai libera da ambiguità.
La stessa che in questi ultimi giorni contrassegnati dal riacutizzarsi delle tensioni in Medio Oriente è montata proprio intorno alla figura di Ursula von der Leyen. Il 1° marzo la presidente della Commissione ha affidato ai suoi canali social l’esortazione rivolta all’Iran di effettuare una «transizione credibile e democratica» dopo la morte dell'ayatollah Ali Khamenei. Ieri, poi, ha rincarato la dose: «Niente lacrime per il regime iraniano, che ha inflitto morte e imposto repressione al popolo», ha detto intervenendo davanti agli ambasciatori e all’Alta Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza.
Al di là delle dichiarazioni di circostanza, con la necessità di mettere in discussione «le premesse che hanno guidato gli affari globali per decenni, sia in politica che nel diritto internazionale», è Kaja Kallas il primo interprete del nuovo mondo invocato da Ursula von der Leyen a nome e per conto dell’Europa. Ma senza un mandato, ché la politica estera è – e rimane fino a prova contraria – appannaggio dell’Alta Rappresentante.
Eppure, i fatti sembrano bastare a restituire un quadro già divergente dagli standard. Von der Leyen ha indicato la (nuova) strada da seguire al corpo diplomatico dell’Unione europea, lo stesso che fa capo proprio a Kallas. Nelle logiche che determinano il funzionamento dell’Ue, il compito di parlare per i Ventisette su politica estera e sicurezza spetta all’Alta Rappresentante, e l’accavallarsi di voci istituzionali rischia di accentuare la fragilità della risposta europea, oggi come in futuro.
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Dichiarazione congiunta
Dopo la videoconferenza con i governi di tredici Paesi del Golfo Persico e del Medio Oriente, il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, dichiarano che l’Europa è pronta a contribuire «in ogni modo possibile» per allentare le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran e favorire il ritorno ai negoziati. I vertici Ue ribadiscono che dialogo e diplomazia restano l’unica strada praticabile, condannano gli attacchi indiscriminati da parte di Teheran ed esprimono solidarietà ai popoli della regione, chiedendo la tutela della popolazione civile e il rispetto del diritto internazionale.




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