12 Marzo 2026 | 22:12

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S.M.

12 Marzo 2026, 20:00

La scheda

Come funziona il sistema europeo di scambio di emissioni

L’Emission trading system (Ets) è il principale strumento di carbon pricing dell’Unione europea, nato nel 2005 come sistema cap‑and‑trade per ridurre le emissioni dei settori industriali più inquinanti. Il principio di base è la definizione di un tetto complessivo alle emissioni, che si abbassa nel tempo in linea con l’obiettivo della neutralità climatica fissata dall’Ue al 2050. Entro questo limite, gli impianti sono tenuti a restituire ogni anno un numero di quote pari alle proprie emissioni verificate: chi inquina di più deve acquistare più permessi, mentre chi investe in tecnologie pulite può ridurre il fabbisogno o vendere le quote eccedenti sul mercato.

Quote, aste e ruolo del Cbam

Le quote vengono in parte assegnate gratuitamente ai settori energivori e in parte messe all’asta, generando entrate per i bilanci pubblici. Dal 2024 è iniziata la riduzione graduale delle quote gratuite, in parallelo con l’entrata a regime del Cbam: il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere intende allineare il prezzo delle emissioni sui beni importati a quello applicato all’interno dell’Ue, al fine di scongiurare fenomeni di carbon leakage e proteggere, così, la competitività dell’industria europea lungo la transizione verde.

Prezzo della CO₂ e fondi europei

Il prezzo delle quote Ets si forma sul mercato e negli ultimi anni si è attestato su livelli sensibilmente più elevati rispetto ad altri sistemi, come quello cinese, rendendo più costoso produrre acciaio o cemento con tecnologie tradizionali rispetto alle opzioni a basse emissioni. Per attenuare l’impatto e accelerare gli investimenti, Bruxelles reinveste i proventi delle aste nei fondi per il clima – in particolare l’Innovation Fund e il Modernisation Fund – finanziando progetti per la decarbonizzazione industriale, le reti energetiche e l’efficientamento.

Carbon tax e nascita dell’Ets2

Parallelamente, il sistema Ets si inserisce in un’architettura fiscale più ampia in cui rientrano le accise energetiche nazionali e le carbon tax sul contenuto di CO₂ dei combustibili fossili. Tra il 2017 e il 2023 il gettito derivante dalle imposte legate alla CO₂ nell’Ue è passato da 15 a 51 miliardi di euro, con la quota delle carbon tax sulle imposte energetiche salita dal 6% al 19,7%. Secondo Eurostat, nel 2023 circa il 76,4% di questi oneri è stato versato dalle imprese, il 22,3% dalle famiglie e l’1,3% dai non residenti. In questo quadro, il sistema Ets rappresenta l’infrastruttura centrale di prezzo del carbonio per la grande industria e il comparto energetico, mentre l’estensione agli edifici e al trasporto su strada è affidata al nuovo Ets2, recentemente rinviato al 2028.

Italia a rischio infrazione?

In Italia il dibattito sull’Ets si intreccia con il tema del caro energia e con il nuovo “decreto Bollette”. La Commissione europea dovrà valutare la compatibilità della normativa con le regole comunitarie sugli aiuti di Stato: Bruxelles ha chiarito che spetta ai governi decidere se e come sostenere singoli settori o imprese, purché gli interventi rispettino il quadro Ue sulla concorrenza, dopo una lunga serie di precedenti in cui l’Italia è stata sanzionata per aiuti considerati selettivi. Sullo sfondo, le forti critiche del governo italiano all’attuale impostazione dell’Ets e dell’Ets2 al punto da chiederne una profonda revisione, mentre altri partner, comprese Francia, Spagna ma anche Germania, sposano una linea meno netta aprendo ad aggiustamenti mirati senza però rimettere in discussione l’impianto complessivo.

 

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