Industria militare
Polonia, è scontro sui prestiti Ue. Il veto di Nawrocki blocca 43 miliardi di Bruxelles per la difesa nazionale
Scontro aperto tra il presidente sovranista e premier filo-Ue Donald Tusk. A Varsavia spetta un terzo dei fondi complessivi, in arrivo entro aprile
Il primo ministro polacco Donald Tusk (Epa/Pawel Supernak/Poland out, Ansa)
BRUXELLES – L’accesso ai prestiti europei per l’industria della difesa diventa un caso nazionale in Polonia, dove si riaccende lo scontro tra la linea filo-Ue del premier Donald Tusk e l’euroscetticismo del presidente Karol Nawrocki. Giovedì il capo di Stato ha annunciato la decisione di porre il veto al disegno di legge sul programma di prestiti varato dalla Commissione Ue, rifiutandosi di firmare il testo che definisce le modalità con cui la Polonia dovrebbe impiegare i 43,7 miliardi, quasi un terzo dei 150 miliardi complessivi a disposizione dei Ventisette. Una mossa che imbarazza – e non poco – Bruxelles e mette alle strette il governo di Varsavia, che in Parlamento non dispone dei numeri necessari a superare il veto imposto dal Presidente, vicino al partito nazionalista Diritto e Giustizia.
Nel suo discorso, Nawrocki ha bollato il Safe come «un massiccio prestito estero contratto per 45 anni in valuta straniera», con interessi che – a suo dire – potrebbero sfiorare i 180 miliardi di zloty, cioè quasi quanto il capitale preso a prestito. Non solo: il Presidente ha evocato inoltre il rischio che Bruxelles possa sospendere i finanziamenti attraverso il meccanismo di condizionalità e limitare così la sovranità polacca, sostenendo che «la sicurezza della Polonia non può dipendere da decisioni straniere».
Dal lato opposto, Tusk e il suo governo difendono Safe come uno strumento essenziale per la sicurezza polacca e per sostenere l’industria nazionale della difesa nella corsa al riarmo in ottica antirussa. Come ricordato, Varsavia è il principale beneficiario del programma quasi un terzo dei fondi messi sul tavolo dall’Europa: cifre enormi, se si considera che nel 2026 la Polonia punta a destinare circa il 4,8% del proprio Pil alle spese militari.
Il premier Tusk ha parlato apertamente di «tradimento nazionale», accusando Nawrocki di aver perso l’occasione di «comportarsi da patriota» e annunciando una riunione straordinaria del governo per varare un «piano B» che consenta comunque di utilizzare il meccanismo Safe pur all’interno di vincoli giuridici più stringenti alla luce del veto presidenziale. La tesi del primo ministro è che l’accesso a capitali a tassi agevolati tramite Bruxelles sia preferibile all’indebitamento sui mercati nazionali o a soluzioni “domestiche” ritenute controverse, come l’utilizzo delle riserve auree della Banca centrale proposta da Nawrocki.
Non è un mistero che il Capo dello Stato insista da tempo su una soluzione sovrana: un piano nazionale che mobiliti risorse interne, a partire dai profitti non realizzati sulle 550 tonnellate di oro della Banca centrale, da convogliare in un Fondo polacco per gli investimenti nella difesa. Il titolare della Banca nazionale di Varsavia, Adam Glapiński, ha indicato in circa 197 miliardi di zloty i guadagni contabili legati all’aumento di valore dell’oro, che potrebbero essere parzialmente realizzati per finanziare l’acquisto di armamenti.
Per Tusk e i suoi ministri, però, si tratta di un’idea incompatibile con il ruolo di garante della stabilità attribuito alla Banca centrale e che, soprattutto, non mette a disposizione soldi veri ma solo «nuova burocrazia». Sul piano politico, il braccio di ferro tra i due si inserisce in una campagna di lungo periodo che guarda alle elezioni parlamentari del 2027, in cui il Diritto e Giustizia punta a rovesciare la coalizione filo‑europea di Tusk aprendo anche a possibili alleanze con formazioni di estrema destra.
Da Bruxelles la mossa di Nawrocki viene letta come un ostacolo imprevisto a un programma su cui la Commissione non ha mai nascosto di puntare molto. La presidente Ursula von der Leyen ha recentemente sottolineato che tutti i 150 miliardi di prestiti Safe erano stati già impegnati da 19 Stati membri, per di più avanzando richieste per nuove risorse.
Soltanto poche settimane fa Palazzo Berlaymont aveva approvato il piano di Varsavia, definita «il bastione orientale dell'Europa» considerati gli oltre 620 chilometri di confine condivisi con Russia e Bielorussia. Per il momento, dall’esecutivo comunitario confermano che i fondi destinati alla Polonia rimangono «garantiti» a livello europeo con la disponibilità a erogarli già «entro aprile», ribadendo però come la strategia sull'attuazione del Safe sia «responsabilità esclusiva e totale delle autorità polacche».
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Come funziona il Safe
Il Security Action for Europe è uno strumento di prestiti comuni per finanziare la spesa militare Ue. La Commissione emette titoli sul mercato e trasferisce agli Stati risorse sotto forma di debito a lungo termine, con scadenze fino a 45 anni e favorendo appalti congiunti tra almeno due Paesi, compresi partner extra-Ue come Canada e Giappone. I fondi possono coprire programmi già pianificati e alleggerire i bilanci nazionali, spostando sul debito comune la spesa per armamenti e tecnologie di difesa.




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