Energia
Von der Leyen: «Accelerare la revisione degli Ets per obiettivi di decarbonizzazione più realistici»
Il ministro Pichetto da Bruxelles: «Sviluppare le reti è indispensabile. Costo dell’energia non ricada su cittadini e imprese»
La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen (Epa/Ronald Wittek, Ansa)
BRUXELLES – Una traiettoria di decarbonizzazione «più realistica», un Ets rafforzato ma «adattato alle nuove realtà», meno tasse sull’elettricità e più flessibilità sugli aiuti di Stato alle imprese energivore. Sono i cardini della lettera inviata da Ursula von der Leyen ai leader europei in vista del vertice del 19 e 20 marzo, con al centro energia e competitività. «Stiamo accelerando il lavoro sulla prossima revisione dell’Ets, in particolare per definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030», scrive la presidente della Commissione, annunciando a breve i nuovi benchmark che terranno conto «delle preoccupazioni espresse dall’industria», e una proposta per rafforzare la riserva di stabilità del mercato «per affrontare l’eccessiva volatilità dei prezzi e mantenerli sotto controllo nel breve termine».
Von der Leyen difende i benefici dell’Ets, «uno strumento collaudato per guidare la trasformazione industriale», ma avverte anche degli effetti della crisi in Medio Oriente. «Attualmente la sicurezza dell’approvvigionamento è garantita, ma l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili sta già pesando sulla nostra economia» ha detto la guida dell’esecutivo, stimando in 6 miliardi di euro l’aggravio sulle importazioni di combustibili fossili legato al conflitto e definito «un promemoria diretto del prezzo che paghiamo per la nostra dipendenza».
Per alleggerire il peso in bolletta, la presidente indica ai leader Ue alcune possibili opzioni: «ridurre la tassazione dell’elettricità, eliminare determinati prelievi non energetici» e garantire che sia tassata «in modo più favorevole rispetto ai combustibili fossili», ricordando che in molti casi oggi l’elettricità è gravata da oneri «fino a 15 volte» superiori al gas. Sul versante imprese, von der Leyen sottolinea che i Paesi Ue «possono concedere un’immediata riduzione del prezzo dell’elettricità alle industrie ad alta intensità energetica» con le regole attuali sugli aiuti di Stato e annuncia che Bruxelles «rafforzerà ulteriormente questi meccanismi» rendendoli più flessibili, anche tramite uno «strumento ponte rapido» finanziato con quote Ets, con particolare attenzione ai Paesi a basso reddito.
Sempre ieri, nella capitale belga, è andato in scena il Consiglio Energia, dove il ministro italiano dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha riportato le priorità di Roma su reti, prezzi e riforma dell’Ets. «L’Italia – ha detto Pichetto in riunione – ritiene che lo sviluppo delle infrastrutture energetiche sia un elemento indispensabile per perseguire la transizione e conseguire gli sfidanti obiettivi climatici europei».
Quanto ai dossier ancora aperti, il ministro ha riconosciuto «alcune migliorie nei testi legislativi» precisando però che «è necessario intervenire ulteriormente». Pichetto ha richiamato il regolamento Ten‑E, da cui dipendono pianificazione e finanziamenti delle grandi infrastrutture energetiche transfrontaliere, e la direttiva «Permitting», pilastro del pacchetto reti che punta a semplificare e accelerare le autorizzazioni per nuovi impianti. Sì a una maggiore cooperazione tra Paesi, a patto che «siano mantenuti criteri equi di ripartizione dei costi dei progetti e garantito l’accordo degli Stati».
A margine dei lavori, Pichetto ha ribadito assieme agli omologhi di Francia, Estonia e Repubblica Ceca l’urgenza che l’Europa mantenga «un’alta ambizione climatica, evitando rigidità che rischiano di penalizzare famiglie e imprese». Il tema dei prezzi energetici resta centrale, anche per la crisi in Medio Oriente che ha spinto al rialzo le forniture. «L’Italia – ha ricordato il ministro – sta lavorando a misure nazionali ma è necessario che siano condivise dalla Commissione e dagli altri Stati membri» per evitare che il costo delle tensioni geopolitiche e della trasformazione «ricada in modo sproporzionato sui cittadini e comprometta la competitività del sistema produttivo».



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