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Camilla Consonni

16 Marzo 2026, 19:59

Ucraina

Ungheria: «Non toglieremo il veto sul prestito a Kiev se l’Ue non elimina il blocco petrolifero»

Budapest e Bratislava costruiranno un nuovo oleodotto, alternativo a quello di Druzhba

L’Ue vuole «spingere l’Ungheria a rispettare gli accordi» sul prestito a Kiev. La replica: «Bruxelles ci ricatta»

Kaja Kallas, alta rappresentante dell'Ue per gli affari esteri (Epa/Olivier Matthys, Ansa)

Anche nel giorno dell’anniversario del massacro di Bucha, Mosca non rallenta. E anzi, colpisce – in pieno giorno – uno dei simboli più potenti della resistenza ucraina: piazza Maidan, dove i frammenti di un drone intercettato sono caduti a pochi passi dal Monumento all’Indipendenza. Un segnale chiaro, che arriva nel momento in cui la guerra resta sospesa anche – e forse soprattutto – sul piano diplomatico. Il conflitto in Medio Oriente ha congelato il percorso dei colloqui, ma dal Cremlino insistono: Donald Trump «non ha perso interesse» nella pace. In attesa di una nuova data e di una nuova sede per eventuali negoziati, la linea di Mosca resta la stessa: «La parte ucraina è il principale ostacolo al processo negoziale», e finché non si deciderà a trattare seriamente «Mosca continuerà a perseguire i propri obiettivi sul campo».

A mettere davvero alla prova, però, la tenuta del fronte europeo pro-Kiev sono oggi le tensioni interne sul terreno più sensibile, di questi tempi: quello energetico. «Non ripeteremo gli stessi errori del passato. Non importeremo nemmeno una molecola di energia dalla Russia in futuro. Abbiamo approvato una legge che vieterà l’importazione di gas, proporremo anche un divieto sul petrolio», ha ribadito il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen, escludendo la possibilità di allinearsi a Washington, che per dare respiro ai prezzi del carburante ha deciso di mettere in pausa le sanzioni contro il greggio di Mosca. 

Su questo sfondo, l’Alto rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha puntato direttamente il dito contro Budapest, che con il suo veto tiene in ostaggio il prestito da 90 miliardi destinato a Kiev: «Speriamo di spingere l’Ungheria ad accettare o, meglio, a rispettare gli accordi che ha già preso». Budapest ha risposto irrigidendo ulteriormente la propria posizione. «Finché saremo sotto blocco petrolifero, non accetteremo questa decisione», ha tagliato corto il ministro degli Esteri Péter Szijjártó. L’oggetto della contesa: il passaggio del greggio russo per l’oleodotto ucraino di Druzhba, interrotto dopo i danni causati da un attacco russo. Per il capo della diplomazia ungherese «non esiste alcuna ragione tecnica o fisica per cui la fornitura di petrolio non possa essere ripristinata verso l’Ungheria. È una decisione puramente politica». 

Jørgensen ha assicurato di aver incontrato i rappresentanti ucraini, ribadendo che «stanno lavorando alacremente per riparare l’oleodotto Druzhba» e che l’Ue ha chiesto «una tempistica» precisa per il ritorno in funzione dell’infrastruttura. Nel frattempo, però, il contenzioso energetico si trasforma sempre più apertamente in partita politica. Balázs Orbán, consigliere del premier ungherese Viktor Orbán, ha denunciato su X che un ministro tedesco avrebbe minacciato «gravi conseguenze» se Budapest non rinuncerà al veto, evocando un «asse Bruxelles-Berlino-Kiev» che starebbe facendo sprofondare l’Europa nella guerra. A fare sponda alla linea ungherese è anche il premier slovacco Robert Fico, che in una telefonata con il presidente del Consiglio europeo António Costa ha avvertito: l’Ue non può dare priorità agli interessi dell’Ucraina rispetto a quelli di Stati membri.

Ma Ungheria e Slovacchia, intanto, hanno pensato a soluzioni alternative, con cui resistere al «ricatto di Kiev e Bruxelles»: «Anziché cedere alle pressioni, stiamo rafforzando la nostra sicurezza energetica. Oggi firmiamo un accordo con la Slovacchia per la costruzione di un nuovo gasdotto tra i nostri due Paesi», ha annunciato ieri Balázs Orbán. Parallelamente, Szijjártó ha illustrato i dettagli di un nuovo oleodotto di 127 chilometri che correrà tra le raffinerie di Bratislava e Százhalombatta, trasportando 1,5 milioni di tonnellate l’anno di gasolio e benzina entro la prima metà del prossimo anno.

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