Ambiente
Emissioni, pressing dell’Italia sul vertice Ue. Orsini chiede di fermare il mercato della Co2
Il dossier competitività oggi a Bruxelles sul tavolo del Consiglio europeo. Dal Governo Meloni la richiesta di anticipare la revisione del sistema Ets. Confindustria alza la posta: sospensione da subito per ridurre le bollette
Il primo ministro Giorgia Meloni (Imagoeconomica via Governo)
Il dossier sulla competitività arriva oggi sul tavolo del Consiglio europeo di Bruxelles con un carico politico che va oltre le formule di rito. Tra i temi più sensibili c’è infatti la revisione dell’Ets, l’Emission trading system, il mercato Ue delle quote di CO2 che sta diventando la linea di frattura tra chi difende la traiettoria del Green Deal e chi, come l’Italia, chiede di piegarla alle urgenze industriali. Nelle bozze di conclusioni circolate alla vigilia compare un’apertura esplicita: la prossima revisione dovrà ridurre la volatilità e l’impatto sui prezzi dell’elettricità, preservando però il ruolo del meccanismo nella transizione climatica. È questo il passaggio atteso da Roma, che da settimane spinge per una correzione rapida, se non per una sospensione temporanea del sistema, in attesa della riscrittura annunciata da Bruxelles.
A fare da apripista è stata la lettera che Giorgia Meloni ha firmato insieme ad altri nove leader di Austria, Bulgaria, Croazia, Grecia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria, indirizzata a Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio Ue, António Costa. I dieci capi di governo chiedono una «revisione approfondita» del sistema Ets, a partire dall’estensione delle quote gratuite oltre il 2034 e da un’uscita più graduale dal regime di free allowances a partire dal 2028, per evitare un overshooting regolatorio che rischia di schiacciare i settori più energivori. L’obiettivo è ridurre l’impatto dell’Ets sui prezzi dell’elettricità e contenere la volatilità del carbon price, senza smantellare lo strumento ma piegandolo a una logica più compatibile con la tenuta industriale.
Nella lettera i dieci ricordano come, rispetto al momento in cui è stato varato il Green Deal, lo scenario sia radicalmente cambiato: prezzi dell’energia alle stelle, inflazione che rende più costosi gli investimenti e tecnologie di decarbonizzazione ancora immature in interi segmenti industriali difficili da abbattere. Di qui la denuncia di un tracciato Ets fino al 2034 «troppo ripido ed eccessivamente ambizioso», che trasforma il quadro normativo in un «rischio esistenziale» per molte filiere strategiche. L’Italia punta a ottenere già in questo Consiglio almeno un mandato politico chiaro alla Commissione, con la richiesta che la proposta di revisione dell’Ets1 arrivi non in estate ma «al più tardi alla fine di maggio», aprendo una finestra negoziale che Roma considera vitale per l’industria energivora e per i propri equilibri sociali.
A rafforzare la pressione su Bruxelles si è aggiunta ieri la missione di Emanuele Orsini. Il presidente di Confindustria è stato ricevuto da Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, in una vigilia di vertice che per viale dell’Astronomia ha anche una funzione interna: rassicurare una base industriale che da mesi denuncia l’effetto combinato di energia cara, rallentamento manifatturiero e concorrenza extra-Ue. Metsola, al termine dell’incontro, ha chiesto dal summit «una direzione chiara sul futuro delle politiche economiche e industriali europee» per sostenere competitività e innovazione. Orsini è tornato a ribadire in sede istituzionale le richieste delle imprese italiane: sospensione temporanea dell’Ets per il manifatturiero, stop all’Ets2 prima della sua entrata in vigore e congelamento dell’Ets marittimo, in attesa di una revisione strutturale del meccanismo. Per il presidente di Confindustria, l’attuale configurazione del mercato della CO2 si è trasformata «da strumento di decarbonizzazione a veicolo di speculazione finanziaria», con un prezzo dei permessi che, in un Paese ad alta dipendenza dal gas e senza nucleare come l’Italia, pesa in modo sproporzionato sui conti industriali e sulle bollette: le quote sono passate da circa 6 euro a tonnellata nel 2017 a oltre 80 euro a gennaio 2026.
Orsini ha costruito nelle ultime settimane un asse con Bdi e Medef, le Confindustrie tedesca e francese, per dimostrare il rischio concreto di “desertificazione industriale” delle imprese energivore – dalla ceramica alla chimica, dall’acciaio alla carta – e chiedere congiuntamente all’Europa di riformare l’Ets per limitarne volatilità e spinte speculative, mettendo il Carbon Border Adjustment Mechanism al servizio dell’industria europea. Al tavolo del Consiglio è in gioco la capacità dell’Unione di tenere insieme l’obiettivo della neutralità carbonica con la sopravvivenza di una base produttiva che negli ultimi trent’anni ha già visto trasferirsi altrove una quota crescente di emissioni, investimenti e posti di lavoro.



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