20 Marzo 2026 | 22:21

Cerca

Simone Matteis

20 Marzo 2026, 20:00

Ambiente

Quote di emissione, revisione a giugno. Ma non passa lo stop chiesto dall’Italia

Le promesse della Commissione europea accontentano anche i Paesi scettici. Incentivi agli investimenti per 30 miliardi

Quote di emissione, l’Ue cambia passo. Revisione a giugno e pacchetto incentivi

La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen (Epa/Oliver Hoslet, Ansa)

BRUXELLES – Una conclusione che accontenta un po’ tutti e una resa dei conti, o per meglio dire una revisione, rinviata qualche mese più in là. Nel testo finale adottato la scorsa notte dal Consiglio europeo, i leader dell’Ue invitano la Commissione a presentare una proposta di modifica al sistema di scambio delle quote di emissione (Ets) «al più tardi entro luglio 2026». I Ventisette ribadiscono tra gli obiettivi «la riduzione della volatilità del prezzo del carbonio e la mitigazione dell'impatto sui prezzi dell'elettricità, compresi i relativi costi della catena di approvvigionamento». Tutto ciò, mantenendo salda la spinta a conservare, per quanto possibile, il «ruolo essenziale» dell'Ets nella transizione green in modo da stimolare «investimenti e innovazione», in linea col pensiero espresso il mese scorso dal commissario all’Industria, Stéphane Séjourné.

Fra le più soddisfatte la premier italiana Giorgia Meloni: «Abbiamo portato a casa un risultato per noi irrinunciabile» al termine di un colloquio «lungo ma molto utile» con gli altri capi di Stato e di governo su un fronte – quello della crisi energetica – che impatta in modo «asimmetrico» a seconda dell’esposizione dei singoli Paesi. Per attendere «risposte concrete» bisognerà aspettare comunque il vertice di giugno, ma i segnali che arrivano dal Berlaymont sembrano incoraggianti anche per le ambizioni di Palazzo Chigi.

«La prossima revisione dell'Ets affronterà questioni rilevanti per l'Italia» ha detto la presidente Ursula von der Leyen, annunciando che dalla prossima settimana la Commissione inizierà a discutere con le autorità italiane sulle disposizioni contenute nel decreto Bollette. Un provvedimento che «punta alla sospensione di questo meccanismo perverso» ha dichiarato ieri Meloni: per l’entrata in vigore servirà il benestare di Bruxelles, ma secondo la premier l’esito del vertice «ci dà la possibilità di ottenere quel via libera».

Flessibilità sugli aiuti pubblici e misure «mirate e temporanee», riconoscendo che l’impossibilità di «adottare un approccio valido per tutti». E poi una promessa: un pacchetto da 30 miliardi per incentivare gli investimenti nell'Ets, finanziato con 400 milioni di quote Ets per finanziare la decarbonizzazione. «L’Ets ha funzionato, ma dobbiamo modernizzarlo e renderlo più flessibile» ha detto von der Leyen, anticipando che nella revisione prevista in estate troverà spazio anche la discussione sulla proroga delle quote gratuite per l’industria energivora oltre il 2035.

L’Italia è tra i Paesi europei con l’elettricità più cara e Palazzo Chigi guida da tempo il fronte dei critici verso l’Ets. Uno dei primi a invocarne la sospensione è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che a febbraio aveva gettato sul tavolo dei ministri Ue la proposta di uno stop del meccanismo in attesa di una corposa revisione. Per il titolare del Mimit, le aperture di Bruxelles assumono «grande rilevanza» e hanno il merito di collegare la «volatilità del prezzo» del carbonio a quella «speculazione finanziaria» richiamata anche dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.

Ad ogni modo, pur trovando l’appoggio di altre nove Capitali, la netta intransigenza dell’Italia non ha fatto breccia tra le grandi economie d’Europa, dalla Spagna alla Francia – che possono contare su prezzi energetici più bassi grazie a un mix composto di rinnovabili e nucleare – fino alla Germania. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha accolto con favore la proposta di apportare modifiche mirate e temporanee, in scia con la contrarietà di Emmanuel Macron e Pedro Sànchez. Quanto all’Italia, le reazioni del governo alle mosse di Bruxelles avvalorano la tesi di una strategia improntata fin dall’inizio su un “gioco al rialzo” per provare a negoziare posizioni quanto più vantaggiose per gli interessi nazionali.

La ricerca di un fronte comune sulla sospensione totale dell’Ets non ha trovato partner non abbastanza numerosi e – soprattutto – non abbastanza forti da far vacillare gli equilibri, con il partito del “no” rinsaldato da ragioni economiche e culturali. La disponibilità a rivedere il meccanismo entro giugno e il pacchetto da 30 miliardi possono suonare lo stesso come una vittoria, seguendo l’adagio «piuttosto che niente, meglio piuttosto». Insomma, tutti sembrano avere un motivo per ritenersi soddisfatti al termine di un Consiglio europeo che – nei fatti – si è però limitato a rinviare più avanti conclusioni definitive su moltissimi dossier, a partire proprio da quello sulla competitività industriale.

30 miliardi di euro
stanziamento per incentivare investimenti in Ets

400 milioni
quote Ets per progetti di decarbonizzazione

2035
scadenza delle quote gratuite

Oggi su ItalyPost

logo USPI