L’intesa
Patto Ue-Australia, arriva la firma. Stimati risparmi per un miliardo
Cooperazione «strategica» sulle materie prime critiche in chiave anticinese. Deroghe alle esportazioni su Prosecco e Parmesan
Il primo ministro australiano Albanese e la presidente della Commissione europea von der Leyen (Epa/Lukas Coch Australia and New Zealand Out)
BRUXELLES – Strette di mano e sorrisi distesi. Otto anni dopo la riapertura dei negoziati, la scorsa notte Unione europea e Australia hanno formalizzato un accordo di libero scambio che, unito a un partenariato in termini di sicurezza, promette di tracciare una nuova direttrice lungo l’asse delle alleanze economiche e strategiche del Vecchio Continente. Con un occhio sempre proteso verso Pechino. Secondo Ursula von der Leyen, «gestire correttamente» il rapporto con la Cina è «un imperativo strategico» tanto per l’Europa quanto per l’Australia: «Le dipendenze possono essere usate come arma», ha ricordato la presidente della Commissione, richiamando le ritorsioni subite da Canberra e la vulnerabilità europea sul gas russo e sulle importazioni da un unico fornitore. «Non possiamo e non vogliamo assorbire il modello di crescita cinese, trainato dalle esportazioni, e la sua sovraccapacità industriale», ha insistito von der Leyen, sottolineando come lo scorso anno ogni Stato membro abbia registrato con Pechino un salto commerciale negativo.
Al centro dell’accordo, terre rare e materie prime critiche. L’ampia produzione australiana rappresenta un fattore chiave per l’Europa, al contrario fortemente deficitarie di terre rare e dipendente, ad oggi, proprio dalla Cina. Alluminio, litio e tungsteno, materiali decisivi per numerosi comparti industriali – dall’automotive alla componentistica – saranno al centro di alcuni progetti di cooperazione definiti «strategici». Sul piano commerciale, le stime di Bruxelles parlano di un incremento del 33% delle esportazioni europee verso l’Australia (fino a 17,7 miliardi di euro annui), con balzi attesi su prodotti lattiero‑caseari (48%), veicoli a motore (52%) e prodotti chimici (20%). Sul fronte investimenti, invece, il portafoglio europeo in Australia potrebbe gonfiarsi fino all’87%.
L’intesa prevede poi l’eliminazione dei dazi su quasi il 100% degli scambi, con risparmi calcolati di oltre 1 miliardo di euro l’anno per le imprese comunitarie. Restano esclusi alcuni prodotti siderurgici coperti da misure di salvaguardia europee e per una serie di prodotti agricoli sensibili – a partire dal riso – sui quali resteranno i dazi della “nazione più favorita”. Soddisfazione anche per Canberra, con il premier Anthony Albanese che parla di «accordo storico» e di «momento decisivo» nelle relazioni con Bruxelles: per l’Australia, l’intesa vale circa 10 miliardi di dollari ogni anno e promette di aggiungere quasi 8 miliardi al Pil, aprendo le porte di un mercato europeo che conta 450 milioni di consumatori.
Sul fronte industriale, uno dei dossier più rilevanti riguarda la “luxury car tax” australiana, un’imposta del 33% sui veicoli sopra una certa soglia di prezzo (oggi tra 80mila e 90mila dollari locali). Il governo di Canberra si è impegnato ad alzare la soglia a 120mila dollari, così da esentare – secondo le stime Ue – circa il 75% dei veicoli europei esportati, in particolare elettrici e di fascia medio‑alta. Se i rappresentanti dell’industria accolgono di buon grado i termini dell’intesa, è sul piano agricolo che si riaccende lo scontro anche se, a ben guardare, a differenza del Mercosur stavolta la fazione più critica verso il patto non è quella europea (forte di un surplus di 2,4 miliardi), bensì quella australiana.
La nuova intesa azzera i dazi sui principali prodotti Ue in ingresso a Canberra – formaggi, carni trasformate, vini, spumanti, frutta, verdura, cioccolato e dolci – e per i comparti definiti «sensibili» (carne bovina, zucchero, riso, alcuni latticini) prevede accessi a dazio zero o ridotto solo entro quote limitate, affiancate da una clausola di salvaguardia bilaterale che consente di reintrodurre barriere in caso di boom improvviso delle importazioni. C’è poi il capitolo delle denominazioni geografiche, lo stesso che aveva fatto arenare i negoziati la prima volta. L’accordo tutela 165 prodotti alimentari e 231 bevande, ma prevede anche alcune deroghe che intercettano alcune produzioni iconiche del Made in Italy.
Per il Prosecco, il compromesso fra le parti prevede che l’indicazione geografica Ue sia formalmente protetta, ma i produttori australiani potranno continuare a usare il termine come nome di varietà di uva sul mercato interno e a commerciarlo all’estero per un periodo transitorio di 10 anni, dopo il quale scatterà il divieto di export. Per il parmesan la protezione resta limitata alla denominazione Parmigiano‑Reggiano, mentre il termine generico potrà continuare a essere usato, senza bandiere o simboli che rimandino all’Italia. Diverso il caso del Pecorino Romano: dopo cinque anni dall’entrata in vigore dell’intesa, il nome sarà riservato esclusivamente al prodotto italiano.
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I numeri dell'intesa:
+33%: Aumento esportazioni Ue-Australia
17,7 mld €: Esportazioni annuali previste
1 mld €: Risparmio annuo per imprese
+87%: Crescita investimenti Ue in Australia



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