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24 Marzo 2026, 20:46

Exit poll

Danimarca, Frederiksen prima ma senza maggioranza

Socialdemocratici ancora primo partito ma ai minimi storici. Alle spalle la Sinistra Verde al 12,5%, mentre la destra si divide tra Liberal Alliance (10%) e Venstre (9%) Parlamento senza maggioranza, decisivi saranno i moderati

Frederiksen resta prima ma senza i numeri per governare

(Ansafoto)

La premier Mette Frederiksen è sulla buona strada per vincere le elezioni in Danimarca, secondo gli exit poll diffusi martedì sera. I Socialdemocratici si confermano primo partito, ma con un risultato che resta tra i più bassi della loro storia e che non garantisce, da solo, una maggioranza di governo.

I primi exit poll di TV2 (emittente televisiva danese) assegnano infatti ai Socialdemocratici il 21%, un dato nettamente inferiore al 27,5% ottenuto alle precedenti elezioni e il peggior risultato dal 1901. Una conferma della leadership di Frederiksen, ma anche del progressivo indebolimento del suo consenso elettorale.

Il punto, però, non è chi arriva primo ma chi riesce a governare. E su questo fronte il voto danese consegna un Parlamento senza maggioranza. Il “blocco rosso”, guidato proprio da Frederiksen, si fermerebbe a 86 seggi, mentre il “blocco blu” arriverebbe a 75. Nessuno dei due schieramenti raggiunge la soglia dei 90 seggi necessari per governare, rendendo inevitabile una fase di negoziati che si annuncia lunga e complessa.

Il voto fotografa anche una crescente frammentazione del sistema politico. Alle spalle dei Socialdemocratici si piazza la Sinistra Verde al 12,5%, mentre sul fronte opposto emerge la Liberal Alliance, che con il 10% supera Venstre, fermo al 9%, diventando il principale riferimento della destra. Un risultato che indebolisce ulteriormente la capacità del blocco blu di presentarsi come alternativa compatta.

Accanto ai partiti maggiori, si rafforza una galassia di forze medie e piccole — dai popolari danesi ai conservatori fino alla sinistra radicale — che rende il Parlamento più articolato e meno governabile. È il segno di un sistema politico sempre più frammentato, in cui la costruzione di maggioranze stabili diventa più difficile.

In questo scenario, il baricentro si sposta inevitabilmente al centro. I Moderati dell’ex premier Lars Løkke Rasmussen, accreditati del 7,9% e di circa 14 seggi, si trovano nella posizione di decidere la futura maggioranza. Senza il loro appoggio, nessuna coalizione appare in grado di nascere. Non a caso Rasmussen si è già proposto come figura di mediazione, consapevole del ruolo chiave che il voto gli assegna.

Non possiamo scordarci che sulla campagna elettorale pesava anche il contesto internazionale. Le tensioni con gli Stati Uniti, e in particolare le rinnovate rivendicazioni di Donald Trump sulla Groenlandia, hanno spostato il dibattito su temi di politica estera e sicurezza, tradizionalmente meno centrali nella politica danese. Frederiksen ha cercato di capitalizzare questo contesto, anticipando il voto dopo il rafforzamento della sua posizione durante la crisi di gennaio.

I primi numeri

21%
Minimo storico SD

86 seggi
Blocco rosso

14 seggi
Moderati decisivi

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