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Simone Matteis

26 Marzo 2026, 20:04

Bruxelles-Italia

La guerra frena l’economia globale. L’Ocse taglia le stime anche per l’Italia

Roma è la peggiore tra i grandi Paesi Ue. L’aumento dei prezzi dell’energia colpirà i consumi e spingerà l’inflazione

Via libera dopo le minacce degli Stati Uniti sulla ridiscussione dell’accesso «favorevole» al Gnl americano, che Bruxelles si è impegnata a comprare per 750 miliardi di dollari entro il ’28. Lange, commissione Commercio internazionale: «Introdotti strumenti essenziali per interessi Ue»

La crisi energetica spinge l’Europa  ad accelerare il passo sui dazi. Sì con riserva all’intesa con Washington

Il presidente della commissione Commercio internazionale, Bernd Lange (Alain Rolland, © European Union 2026 - Fonte: EP)

BRUXELLES - «You can't always get what you want», cantavano i Rolling Stones nel 1969. Non sempre si può avere ciò che si vuole, ma non per questo bisogna rinunciare a fare del proprio meglio per ottenere un buon risultato. Nel giorno in cui il Parlamento europeo adotta la sua posizione negoziale sui dazi americani, il presidente della commissione Commercio internazionale, Bernd Lange, sintetizza con questa citazione musicale una decisione potenzialmente decisiva per le sorti dell’intesa tra Bruxelles e Washington. Giovedì mattina l’Eurocamera ha approvato a larga maggioranza due differenti proposte legislative in attuazione degli aspetti tariffari previsti dall’accordo di Turnberry, siglato la scorsa estate da Ursula von der Leyen e Donald Trump nella tenuta scozzese del tycoon.

Dopo il rinvio del voto in risposta alle tensioni in Groenlandia e alla decisione della Corte Suprema americana, l’accelerazione arriva a pochi giorni dalle minacce di Washington sul fronte energetico. L’ambasciatore Usa presso l’Unione europea, Andrew Pudzer, aveva avvertito che ritardi o modifiche sostanziali al pacchetto tariffario avrebbero potuto rimettere in discussione l’accesso «favorevole» al Gnl americano. Una forte pressione negoziale sulla scia della crisi energetica innescata dal conflitto nel Golfo, ma anche una leva sul vincolo di forniture – politico, ma non giuridico – stabilito proprio dall’accordo di Turnberry. Oltre alle intese sui dazi, il pacchetto contiene anche un impegno dei Ventisette ad acquistare fino al 2028 circa 750 miliardi di dollari di energia statunitense, in primis Gnl ma anche petrolio e tecnologie nucleari civili. Ieri è stato lo stesso Pudzer tra i primi ad accogliere «con favore» le decisioni dell’Eurocamera, auspicando «una rapida conclusione dei negoziati» tra i colegislatori.

Insomma, più che la (geo)politica potè il digiuno. Di energia, ma anche di certezze. Con il voto in plenaria, Bruxelles rafforza innanzitutto la clausola che consente di sospendere le preferenze tariffarie qualora Washington imponesse dazi aggiuntivi superiori al limite del 15% precedentemente stabilito, oppure nuove extra-tariffe non specificate nel testo originario. Un’altra possibile ragione dello stop potrebbe riguardare il caso in cui gli Usa si trovassero a «discriminare gli operatori economici europei» minacciando l’integrità territoriale Ue (un chiaro riferimento alla Groenlandia) oppure ricorrendo a strumenti di «coercizione economica».

L’ambasciatore Usa accoglie con «favore» il voto all’Eurocamera e invoca una «rapida chiusura dei negoziati» Primo step il 13 aprile, si può chiudere a luglio

Le novità introdotte dal Parlamento prevedono poi altre due clausole. La prima, definita «sunrise», subordina l’entrata in vigore dei dazi al rispetto degli impegni contratti dagli Usa. Fra questi, la riduzione delle extra-tariffe fino a un massimo del 15% sui prodotti europei con contenuto di acciaio e alluminio inferiore al 50%. Per i prodotti che superano la soglia del 50%, un mancato taglio dei dazi da parte della Casa Bianca fino al 15% farebbe decadere dopo sei mesi dall’entrata in vigore del regolamento le preferenze tariffarie Ue per l’export statunitense di acciaio, alluminino e derivati. La clausola «sunset» fissa invece al 31 marzo 2028 la scadenza della validità dei termini concordati, che potranno essere prorogati soltanto attraverso una nuova proposta legislativa che dovrà necessariamente seguire quella che il Parlamento definisce una «valutazione d’impatto approfondita sugli effetti del regolamento».

Dopo settimane trascorse a invocare «chiarezza» da parte della Casa Bianca, l’Eurocamera prova a tirare un respiro di sollievo. «Abbiamo corretto squilibri e introdotto condizioni chiare e strumenti di tutela per l'Ue, affinché siano contrastati efficacemente ricatti e pressioni dell'amministrazione americana e si realizzi invece quella sufficiente stabilità e certezza che ci chiedono le nostre imprese e i loro lavoratori» ha dichiarato in una nota Brando Benifei, a capo della Delegazione parlamentare per le relazioni con gli Usa.

Il voto in aula rafforza il sistema di sospensione e introduce le clausole «sunrise» e «sunset» per monitorare i dazi e fissare una revisione del patto a marzo 2028

Davanti alla volatilità delle politiche commerciali americane, lo sforzo – piuttosto condiviso, nei numeri e nelle intenzioni – è quello di guardare il bicchiere mezzo pieno. «L’accordo con gli Usa non è l’ideale, ma una guerra commerciale è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno» ammette Veronika Vrecionová, presente in aula in rappresentanza della commissione Agricoltura del Parlamento, riconoscendo l’importanza di sostenere la competitività delle imprese. «Non un buon affare, ma il meno peggio in un contesto in cui le aziende europee delocalizzano per assenza di prevedibilità», rilancia dalle fila dei Patrioti l’olandese Sebastian Kruis. Approvata la posizione negoziale del Parlamento, si passa adesso ai triloghi con Consiglio e Commissione.

Il primo appuntamento è fissato per il 13 aprile, ma «da lì in avanti dipenderà dall’evoluzione dei negoziati» ammette Lange. «E anche da quello che faranno gli Stati Uniti». Dopo le discussioni con i colegislatori, il via libera all’accordo passerà nuovamente dal Parlamento: una data plausibile potrebbe essere la plenaria di luglio, l’ultima prima della pausa estiva.

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