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S.M.

26 Marzo 2026, 20:00

La scheda

La crescita continuerà con le politiche giuste

Dalle aragoste all’acciaio, come nasce il contestato accordo di Turnberry

L’incontro in cui von der Leyen e Trump hanno siglato l'Accordo di Turnberry (Fred Guerdin, Imagoeconomica)

L’accordo di Turnberry nasce nell’estate 2025 per tentare di disinnescare l’escalation tariffaria tra Europa e Stati Uniti, che minacciavano dazi fino al 30% su un’ampia gamma di beni Ue. L’intesa raggiunta nel resort scozzese di Donald Trump fissa invece al 15% la gran parte delle tariffe Usa sulle importazioni dall’Ue, mentre Bruxelles si impegna a eliminare o ridurre i dazi su molti prodotti industriali e agricoli statunitensi. Affianco al capitolo doganale, la dichiarazione congiunta introduce un corposo pilastro energetico: forniture fino a 750 miliardi di dollari che l’Ue si impegna a versare agli Usa con l’obiettivo di sostituire la dipendenza dalla Russia e consolidare il ruolo di Washington come primo fornitore energetico del Vecchio Continente. Dall’Europarlamento non sono mancate critiche bipartisan, motivate in parte anche alle possibili frizioni con le regole multilaterali dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Lo scorso autunno la Commissione ha tradotto l’accordo in due proposte legislative: un regolamento per adeguare i dazi Ue e aprire contingenti tariffari su alcuni beni originari degli Stati Uniti e un secondo testo che estende l’esenzione dai dazi su specifiche linee di prodotti, compresi quelli a base di astice, da cui il nome di lobster dossier. L’iter parlamentare, però, si inceppa quasi subito. Tra fine dicembre e inizio gennaio la commissione Commercio internazionale congela i lavori dopo il braccio di ferro di Trump sulla Groenlandia e i dubbi sollevati dalle decisioni della giustizia americana sui poteri presidenziali in materia di dazi. I Verdi e una parte della sinistra denunciano uno schema «asimmetrico» che cristallizza il «ricatto» del 15%, mentre tra le forze liberal-moderate della maggioranza, Ppe e Renew, si afferma la linea di blindare l’accordo con una serie di garanzie che rendano reversibili le concessioni europee.

A inizio marzo la svolta. Alla vigilia del voto in plenaria, l’ambasciatore Usa presso l’Ue, Andrew Pudzer, dichiara al Financial Times che qualsiasi modifica sostanziale al pacchetto rischia di far saltare l’accesso a costi «favorevoli» alle forniture di Gnl, proprio in un momento contrassegnato dal forte shock energetico in conseguenza della guerra in Medio Oriente. Con il voto di ieri, il Parlamento europeo approva i due regolamenti trasformandoli, però, in uno strumento di condizionalità. Il primo testo, che adegua i dazi e apre contingenti tariffari per un’ampia gamma di beni industriali Usa, passa con 417 voti favorevoli, 154 contrari e 71 astensioni. Il secondo, che conferma l’esenzione dai dazi su una serie di prodotti – astice compreso – registra 437 sì, 144 no e 60 astensioni. Entrambi sono stati riscritti rispetto alla proposta originaria della Commissione per includere tre capisaldi: una clausola di sospensione rafforzata, una clausola sunrise che subordina l’entrata in vigore delle concessioni al rispetto verificabile degli impegni Usa e una clausola sunset che fissa al 31 marzo 2028 la scadenza del trattato salvo esplicito rinnovo.

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