La scheda
Gli esempi virtuosi di Germania e Spagna
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Epa, Zipi, Ansa)
I casi di Germania e Spagna mostrano come gli stessi vincoli europei sugli Ets possano essere gestiti in modo diverso rispetto all’Italia. Il diritto Ue consente agli Stati di usare fino a un quarto dei proventi delle aste per compensare i costi indiretti della CO₂ sulle imprese energivore, impattando cioè sulle tariffe elettriche.
Berlino sfrutta questo margine quasi per intero, inserendo una quota rilevante dei ricavi Ets confluisce nel Fondo per il Clima e la Transizione che finanzia decarbonizzazione industriale, infrastrutture energetiche e sostegni stabili all’industria ad alta intensità energetica. In pratica, il rimborso dei costi indiretti non si configura come un intervento d’emergenza, bensì come una voce strutturale di politica industriale su base pluriennale.
La Spagna segue una traiettoria diversa, ma ugualmente riconosciuta da Bruxelles. Da un lato utilizza i proventi Ets per ridurre gli oneri di sistema e smaltire il “deficit tariffario” accumulato nel finanziamento delle rinnovabili, alleggerendo le bollette e favorendo l’elettrificazione dei consumi. Dall’altro ha notificato alla Commissione un regime specifico di compensazione dei costi indiretti Ets per le imprese energivore, che ha ricevuto nel 2022 l’approvazione come aiuto di Stato per un ammontare di 2,9 miliardi.
Bruxelles ha riconosciuto che il piano è mirato ai settori esposti a rischio di rilocalizzazione, proporzionato e finanziato con proventi Ets e pienamente dentro il perimetro delle regole europee: un via libera che consente a Madrid di “certificare” il legame fra le entrate dalla CO₂ e la tutela della competitività industriale.



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di John H. Cochrane*
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