Emissioni
Tassa Ue sul carbonio, Roma e Parigi chiedono lo stop per l'agricoltura
Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida al Consiglio Agricoltura e Pesca a Bruxelles (Epa/Olivier Hoslet, Ansa)
BRUXELLES – Sfumato lo stop all’Ets, l’Italia ci riprova. Questa volta schierandosi in prima linea per la sospensione del Cbam sui fertilizzanti, con l’appoggio di due grandi economie come Francia e Spagna. Il nuovo fronte aperto contro la Commissione europea riguarda il Meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere, in vigore da inizio anno e ritenuto particolarmente gravoso sul settore dei prodotti chimici. Ancor di più per le ripercussioni del conflitto nel Golfo sul commercio internazionale, che hanno amplificato rischi che i produttori denunciano già da tempo.
Intervenendo dal Consiglio Ue, il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida è stato netto: «Siamo in un contesto internazionale drammatico, i costi di produzione stanno salendo e vanno a toccare le tasche di tutti i cittadini. Non si può perdere tempo». Per il titolare dell’Agricoltura, il momento di agire è adesso, sospendendo «subito» l’attuazione di un meccanismo che «in un momento della storia come questo» appare una scelta «irragionevole».
L’Italia può contare sull’appoggio di altri Paesi, dalla Lettonia alla Spagna, ma soprattutto sulla Francia. In un appello congiunto, Roma e Parigi chiedono alla Commissione di fornire «con urgenza» soluzioni «concrete e operative» in risposta alla domanda di sospensione temporanea del Cbam per i fertilizzanti e l’ammoniaca, con effetto retroattivo a partire dal 1° gennaio a cui potrebbe far seguito – secondo la proposta delle due Capitali – un phasing-in di almeno due anni.
La ministra francese dell'Agricoltura, Annie Genevard, ha richiamato l’urgenza di un «piano europeo» prevedendo come «molti agricoltori non sopporteranno il peso dell'aumento del carburante agricolo nonostante le misure nazionali che possono essere messe in atto». La Commissione ha ripetutamente difeso il Cbam come una misura che colpisce solo i grandi importatori (oltre 50 tonnellate annue), da cui dipende il 99% delle emissioni totali. Per attenuare il rischio di perdita di competitività, l’esecutivo ha proposto di dirottare in un Fondo temporaneo per il biennio 2026-2027 un quarto dei proventi della vendita dei certificati Cbam. Una misura a cui guardano anche Italia e Francia: «Qualora la Commissione decidesse di non procedere alla sospensione temporanea – si legge nella nota relativa alla richiesta congiunta – dovrebbe quantomeno proporre un meccanismo di compensazione basato sui finanziamenti disponibili nel quadro dell’attuale Qfp».
L’invito è a fare in fretta, per rispondere alle preoccupazioni di un comparto fortemente segnato dagli shock legati alle tensioni internazionali. Chi opera quotidianamente nel comparto descrive quella dei fertilizzanti come una filiera «sotto assedio», stretta tra caro energia, blocco delle forniture da Hormuz e nuove regole europee. Secondo diversi operatori, l’avvenuta sostituzione dei concimi russi e bielorussi con quelli del Medio Oriente in risposta alla guerra in Ucraina espone adesso l’Europa alle tensioni nel Golfo, mentre l’applicazione del Cbam comporta rincari stimati fino a 60 euro a tonnellata e aumenti di prezzo fino al 10% del totale, comprimendo ulteriormente i margini.
Il settore dei fertilizzanti, strutturalmente dipendente dalle importazioni vista la carenza di produzione europea, si rivela particolarmente sensibile al blocco dello Stretto di Hormuz, da cui transita fino al 30% dei concimi globali. In poco meno di un mese il traffico navale è crollato del 30% mentre il prezzo dell’urea – tra i principali concimi utilizzati in Europa – è salito fino al 55%. La Fao prevede per i fertilizzanti un aumento complessivo fino al 20% entro l’anno, con i costi che rischiano di ricadere sull’intera filiera alimentare.
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E L’ITALIA SPINGE SULLE BIOMASSE
Per ovviare all’aumento dei prezzi dei fertilizzanti chimici, l’Italia ha chiesto un’azione a livello europeo per promuovere il digestato. Prodotto da biomasse, è in grado di sostituire i concimi di sintesi tagliando fino a 840 kg di CO₂ equivalente per ettaro. A fronte di importazioni Ue da oltre 4 miliardi, l’Italia chiede norme dedicate e più impianti per svilupparne l’uso favorendo così soluzioni anche nel breve periodo. Le richieste partono dall’aumento del costo dell’urea innescato dalla guerra in Ucraina, le tensioni nel Golfo e il conseguente blocco dell’import attraverso lo Stretto di Hormuz.




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