Il vertice informale
Il commissario Ue: «Prepariamoci a eventuali interruzioni energetiche»
Jørgensen: «Gli aumenti in bolletta dall’inizio del conflitto ammontano a 14 miliardi»
Il Commissario europeo per l’Energia Jørgensen (Epa/Olivier Hoslet, Ansa)
In una lettera indirizzata ai ventisette ministri dell'Energia dell'Unione Europea, il commissario Dan Jørgensen ha lanciato un monito senza appello: l'Europa deve prepararsi tempestivamente a un'interruzione potenzialmente prolungata delle forniture energetiche a causa dell'instabilità in Medio Oriente. Il documento ha tracciato il perimetro di una crisi che non è più solo una minaccia teorica, ma una realtà contabile. Jørgensen ha esplicitamente scoraggiato l'adozione di misure isolate che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie, invocando invece una risposta coordinata e strutturale. È stato questo il punto di partenza del vertice informale convocato dalla presidenza cipriota, durante il quale è emerso un quadro macroeconomico allarmante: in soli trenta giorni di conflitto, la bolletta delle importazioni di combustibili fossili dell'Unione ha registrato un aggravio di ben 14 miliardi di euro.
Dall’inizio delle ostilità nella penisola arabica e dell'acuirsi delle tensioni che coinvolgono attori regionali chiave, i prezzi del gas naturale nell'Ue sono aumentati del 70%, mentre quelli del petrolio hanno segnato un rialzo del 60%. Sebbene Jørgensen abbia precisato che nell'immediato non si registrano carenze fisiche nelle forniture di greggio o gas, l’attenzione si è spostata sulla pressione che grava sul diesel e sui carburanti per l'aviazione. Il messaggio di Bruxelles è chiaro: anche nell'ipotesi di una cessazione immediata delle ostilità, il ritorno alla normalità sarà lento e complesso, poiché le infrastrutture energetiche della regione sono state profondamente danneggiate e continuano a subire attacchi.
La strategia europea per arginare questa nuova ondata di instabilità si articola su due binari paralleli: misure di emergenza per la riduzione della domanda e riforme strutturali per il mercato dell’elettricità. Sul fronte dei consumi, la Commissione ha rilanciato con forza le raccomandazioni dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie), basate su un piano in dieci punti per economizzare il petrolio. Tra le pratiche suggerite figurano l'incentivo al telelavoro, la riduzione dei limiti di velocità di almeno 10 km/h, l'incremento del car sharing e una promozione più aggressiva del trasporto pubblico. Parallelamente, l’Ue sta già coordinando il rilascio delle scorte di emergenza: i membri dell’AIE hanno concordato l’immissione sul mercato di oltre 400 milioni di barili, con gli Stati membri dell’Unione che coprono circa il 20% di tale quota strategica.
Tuttavia, è sul piano normativo e finanziario che si gioca la partita più complessa. Jørgensen ha annunciato che la Commissione sta lavorando a un pacchetto di misure per "disaccoppiare" il prezzo del gas da quello dell'elettricità, puntando sulla semplificazione di strumenti finanziari già esistenti come i Power Purchase Agreement (Ppa) e i Contract for Difference (Cfd). L’idea è quella di proteggere l’industria europea rendendo questi contratti a lungo termine più accessibili e diffusi, evitando così che i picchi del mercato spot del gas si ribaltino sui costi dell'elettricità. Bruxelles conferma che non intende riproporre la tassa sugli extra-profitti introdotta nel 2022, preferendo invece interventi.
La presidenza cipriota ha ribadito che la sicurezza degli approvvigionamenti rimane garantita grazie alla diversificazione e al ruolo crescente del gas naturale liquefatto (Gnl), ma ha esortato i partner a non rallentare l'agenda verde. Per il ministro Michael Damianos, decarbonizzazione e indipendenza energetica non sono solo obiettivi climatici, ma imperativi di sicurezza nazionale. La crisi attuale è stata definita dal Commissario come la prova definitiva della «fondamentale vulnerabilità» dell'Europa derivante dalla dipendenza dalle importazioni fossili.



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