La scheda
Tra le proposte della Commissione anche la proroga dei permessi gratuiti e un «booster» per investimenti industriali
Non c’è solo la modifica alla riserva di stabilità del mercato nella proposta presentata ieri dalla Commissione europea. All’interno dell’iniziativa ufficializzata dall’esecutivo figurano anche una serie di aggiornamenti che riguardano ulteriori ingranaggi della macchina – a dire il vero piuttosto complessa – che fa capo alla decarbonizzazione dell’industria europea.
Il primo a essere stato tirato in ballo è il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, meglio noto come Cbam. Entrato in vigore il 1° gennaio, questo sistema si traduce in una sostanziale esternalizzazione dell’Emission trading system sviluppata con l’obiettivo di neutralizzare in maniera graduale il rischio di carbon leakage, ossia la delocalizzazione della produzione laddove i costi – in primis quelli energetici – risultano inferiori.
Per i settori produttivi attualmente scoperti dall’attuazione del Cbam (come ad esempio la ceramica), la Commissione ritiene che continuare ad assegnare quote gratuite per le emissioni di CO₂ oltre la scadenza attualmente fissata al 2034 costituisca «un’opzione ovvia». Ma che dovrà, per ammissione di alcuni alti funzionari Ue, venire accompagnata da investimenti ambientali in decarbonizzazione all’interno dei confini europei.
Per i settori che rientrano invece nel perimetro del Cbam (acciaio, alluminio e fertilizzanti, solo per citarne alcuni), l’esecutivo apre a un possibile prolungamento del phase‑out delle quote gratuite in linea con l’idea – resa esplicita propria anche nel rapporto sulla competitività firmato da Mario Draghi – di rendere la decarbonizzazione un «driver di crescita e competitività, anziché un fattore di delocalizzazione».
In parallelo, Bruxelles sta lavorando a un nuovo strumento finanziario destinato a fare da ponte verso una futura banca per la decarbonizzazione industriale. Un «investment booster» preannunciato dalla presidente Ursula von der Leyen in occasione del Consiglio Ue di marzo, alimentato da 400 milioni di quote Ets già accantonate nella direttiva come riserva per nuovi entranti, distinto dal “tesoretto” custodito nella Msr.
L’obiettivo, spiegano dalla Commissione, è creare un «business case credibile» per gli investimenti in tecnologie a basse emissioni di carbonio nei settori che producono beni “verdi” ma non possono reggere un prezzo della CO₂ molto più elevato dell’attuale.
Combinando il prezzo di mercato con un livello di sostegno predeterminato – una sorta di prezzo del carbonio virtuale – il booster dovrebbe garantire un ritorno minimo sugli investimenti, favorendo iniziative pionieristiche secondo il principio «first come, first served» e includendo anche un «forte elemento di solidarietà» verso gli Stati membri più colpiti dall’attuale crisi legata ai combustibili fossili, come anticipato da un alto funzionario.
Questa soluzione “ponte” dovrebbe funzionare in via transitoria per un primo periodo, funzionale a spianare la strada verso una definitiva banca per la decarbonizzazione industriale che sia pienamente operativa, con meccanismi ad asta e contratti per differenza sul carbonio, in grado di allocare il sostegno in modo più strutturale e concorrenziale.



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