Industria
L’Unione europea rafforza le misure contro l’acciaio cinese a basso costo
Parlamento e Consiglio hanno trovato un accordo per il nuovo regolamento sul settore siderurgico. Taglio alle quote per l’import e dazi raddoppiati al 50% contro la sovraccapacità globale
Il commissario europeo per l’Industria, Stéphane Séjourné (Giuseppe Lami, Ansa)
BRUXELLES – Un accordo politico per proteggere l’industria siderurgica europea dall’ondata di acciaio a basso costo in arrivo dai mercati globali, a partire dalla Cina. Il testo, che dovrà essere formalmente approvato nelle prossime settimane in plenaria, sostituirà dal 1° luglio le attuali misure di salvaguardia, in vigore dal 2018 e in scadenza il 30 giugno.
Quote ridotte e dazi raddoppiati
La riforma riscrive sostanzialmente il sistema di quote tariffarie (Trq) che governa le importazioni di acciaio nel mercato europeo. Quasi dimezzato il volume annuo che potrà entrare senza dazi, fissato a 18,3 milioni di tonnellate con un taglio del 47% rispetto ai livelli del 2024. Oltre questa soglia – e per i prodotti non coperti dalla quota – scatterà un dazio del 50%, raddoppiato rispetto al 25% applicato finora.
L’obiettivo di Bruxelles è quello di raffreddare l’afflusso di acciaio a basso prezzo che negli ultimi anni ha eroso margini, capacità produttiva e occupazione del settore europeo. Secondo le stime della Commissione, la sovraccapacità globale potrebbe raggiungere 721 milioni di tonnellate entro il 2027, oltre cinque volte il consumo annuo dell’Ue, mentre l’utilizzo degli impianti comunitari nel 2024 non ha superato il 67% della portata totale.
Per evitare shock nelle catene di fornitura, il compromesso prevede che nel primo anno di applicazione le quote non utilizzate possano essere trasferite da un trimestre all’altro per tutte le categorie di prodotto. Dal secondo anno in poi, la Commissione potrà decidere se mantenere il carry-over caso per caso, in funzione della pressione delle importazioni, del tasso di utilizzo delle quote e della disponibilità di acciaio per i settori a valle.
Tracciabilità e principio “melt and pour”
La nuova architettura introduce anche un rafforzamento sostanziale della tracciabilità dell’origine attraverso il principio “melt and pour”, che identifica il Paese in cui l’acciaio è stato fuso e colato per la prima volta. Questa indicazione diventerà uno dei parametri utilizzati per l’assegnazione delle quote ai Paesi terzi, con l’obiettivo di ridurre triangolazioni e altri fenomeni elusivi.
Il regolamento mantiene un perimetro di prodotti sostanzialmente allineato all’attuale misura di salvaguardia, ma introduce una revisione anticipata con scadenze più serrate. Entro sei mesi dall’entrata in vigore, la Commissione dovrà valutare se estendere l’ambito ad altri prodotti siderurgici – come tubi, fili e barre forgiate – proponendo eventualmente modifiche legislative. Una seconda revisione è prevista entro dodici mesi, per considerare l’inclusione di prodotti contenenti una quota significativa di acciaio in risposta a possibili aggiramenti, dopodiché seguiranno esami biennali.
Séjourné: «Una vittoria europea»
«Una vittoria concreta per le nostre acciaierie, i nostri lavoratori della siderurgia e la nostra sovranità industriale», ha scritto su X il commissario europeo per l’Industria, Stéphane Séjourné, sottolineando come la nuova clausola di salvaguardia sull’acciaio risulti «la più robusta mai adottata».
Soddisfatta anche la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola: «L’incertezza geopolitica rende indispensabile un’industria siderurgica forte per la resilienza dell’Europa», il messaggio affidato ai suoi profili social.
Dal fronte negoziale, la relatrice del Parlamento, Karin Karlsbro (Renew), ha sottolineato che combattere gli effetti del surplus globale è «essenziale», mentre il ministro cipriota Michael Damianos, che ha guidato il dossier per la presidenza di turno del Consiglio, ha parlato di uno «strumento più forte ed efficace per garantire la stabilità delle catene del valore europee».
Le reazioni dell’industria
Sul versante industriale, la lettura appare cauta ma positiva. Fonti del settore descrivono l’accordo come un passo importante dal momento che delinea un approccio europeo più vicino alla manifattura, in scia con quel “realismo” che da tempo la siderurgia va invocando a tutela di un settore che, dal 2007, ha perso in Europa circa 65 milioni di tonnellate di capacità produttiva e fino a 100mila occupati.
Axel Eggert, direttore generale di Eurofer, prova a guardare il bicchiere mezzo pieno: «L’acciaio europeo è stato in bilico sul ciglio di un burrone, e questa misura commerciale contribuisce a tirarlo indietro limitando una pressione insostenibile delle importazioni, sostenendo una capacità siderurgica domestica vitale e consentendo al settore di proseguire la propria decarbonizzazione».
Secondo il rappresentante della siderurgia in Europa, la misura «riporterà in uso 15 milioni di tonnellate di capacità produttiva e contribuirà a preservare circa 30mila posti di lavoro diretti e 200mila indiretti in tutta Europa» ma per una risposta completa alla crisi del settore sarà necessario estenderla «ai settori a valle che utilizzano l’acciaio, per garantire la domanda e proteggere l’intera catena del valore».

I numeri della misura
1° luglio
entrata in vigore
18,3 mln tonnellate
soglia esente dai dazi
50%
nuovi dazi sull’import extra-Ue
721 mln tonnellate
sovraccapacità globale stimata nel ’27



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