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Ilaria Vesentini

16 Gennaio 2026, 20:00

Agroindustria

Inalca, fumata bianca al tavolo di crisi. Altri sei mesi di cassa integrazione e ricollocamento dei 165 esuberi

Era abbastanza scontato che per un gruppo delle dimensioni di Inalca – 3,23 miliardi di euro di ricavi nel 2024, circa 8.900 dipendenti e 29 stabilimenti in Italia e all’estero – i 165 esuberi annunciati a Reggio Emilia non sarebbero sfociati in licenziamenti. Così è andato, infatti, il tavolo di salvaguardia occupazionale riunito ieri pomeriggio a Bologna, convocato dalla Regione Emilia-Romagna dopo l’allarme lanciato dai sindacati sul futuro del sito reggiano distrutto dal maxi-rogo di febbraio 2025.

L’esito è un accordo-quadro che prevede la richiesta al ministero del Lavoro della proroga di sei mesi della cassa integrazione, in scadenza il 9 febbraio, estendendo l’ammortizzatore fino al 9 agosto 2026 ai sensi della legge 199 del 2025. L’intesa è stata sottoscritta da Inalca, sindacati confederali, Federprima e Confindustria Emilia, e riguarda tutti i 165 addetti per i quali la proprietà aveva annunciato l’esubero.

«L’accordo rappresenta una tutela per 165 lavoratrici e lavoratori, per i quali è scongiurato il licenziamento – ha dichiarato l’assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia –. L’accordo di oggi è frutto anche della disponibilità al confronto tra proprietà e sindacati. Come Regione assicuriamo la massima disponibilità ad affiancare le parti nella ricerca di una soluzione positiva».
Nel perimetro dell’intesa rientrano anche le misure di sostegno già attivate nei mesi scorsi per chi ha accettato il trasferimento temporaneo verso altri stabilimenti del gruppo, in particolare Piacenza e Castelnuovo Rangone, con servizi di trasporto e supporto logistico legati al cambio di sede. Soddisfatta l’azienda: «Inalca esprime soddisfazione per l'accordo siglato oggi – riporta la nota diffusa a fine confronto -. Dopo l'evento che ha distrutto lo stabilimento un anno fa l'azienda si è impegnata al massimo per mantenere i livelli occupazionali e sostenere economicamente i lavoratori. Purtroppo, le attuali difficoltà di mercato hanno modificato lo scenario e imposto l'apertura di una nuova fase di gestione e di attenzione ai lavoratori, per garantire le potenziali ricollocazioni all'interno del gruppo, riqualificazioni professionali e soluzione incentivate di outplacement».

Sembra andare verso una soluzione positiva anche lo scontro aperto sul fronte giudiziario, dopo il ricorso di Inalca al Tar di Parma contro le ordinanze del Comune di Reggio Emilia sulle bonifiche post-incendio, rivendicando l’estraneità alle responsabilità ambientali e oltre 760mila euro di costi già sostenuti. Di fatto, ha dimostrato che il contratto di affitto del sito reggiano si è risolto di diritto dopo la distruzione per il rogo e che l’immobile e le relative responsabilità sono in caso alla società proprietaria, Siro.

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