La chiusura dell’edizione 42 di Milano Unica consegna al settore tessile un segnale di tenuta e di rinnovata fiducia, in un contesto ancora complesso ma meno recessivo rispetto al recente passato. La manifestazione, andata in scena dal 20 al 22 gennaio negli spazi di Rho Fiera Milano, ha raccolto le collezioni primavera/estate 2027 di 730 espositori, con un record di presenze europee in crescita del 25%. A trainare l’affluenza sono stati soprattutto i buyer internazionali, con un aumento significativo dagli Stati Uniti (+13,5%) e dalla Francia (+8,5%), che si confermano i primi mercati esteri della fiera. In crescita anche Corea, Canada e Germania, mentre il Giappone segna un incremento più contenuto e Gran Bretagna e Spagna restano stabili sui livelli dell’anno precedente. Pur in assenza del dato complessivo sui visitatori, l’organizzazione parla di una delle migliori edizioni di sempre, favorita anche dall’anticipo del calendario per evitare la concomitanza con i lavori legati alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
Il clima registrato tra gli stand è stato improntato a maggiore ottimismo rispetto al 2024, anno che aveva visto una contrazione marcata del comparto. Le indicazioni che emergono dal settore, tuttavia, restano prudenti. Secondo le analisi richiamate durante la fiera, il 2025 si è chiuso ancora in territorio negativo, con un calo di fatturato ed export dell’1,5%, ma con un sensibile rallentamento della discesa rispetto al -8,8% e al -10,7% dell’anno precedente. Segnali che alimentano l’attesa per una possibile inversione di tendenza nel 2026, soprattutto nella seconda parte dell’anno, a condizione che il quadro geopolitico e macroeconomico non introduca nuovi elementi di instabilità.
Il sentiment raccolto a Milano trova riscontro anche nel distretto di Prato, cuore della manifattura tessile italiana, che nei primi nove mesi del 2025 ha mostrato un recupero della produzione (+1,9%) e dell’export (+3,3%). Un rimbalzo che convive però con criticità strutturali, dalle ombre legate all’illegalità e allo sfruttamento lavorativo alla concorrenza turca sui costi energetici. «La Turchia si sta posizionando come l’alternativa a basso costo ma di qualità crescente, capace di intercettare quegli ordini che i brand spostano dall’Italia per risparmiare sui dazi o sui costi puri», spiegava a questo quotidiano (vedi Italypost del 21 gennaio) Francesco Marini, presidente della sezione Sistema Moda di Confindustria Toscana Nord, evidenziando come la strategia difensiva di Prato debba basarsi necessariamente sul servizio, l’innovazione, la personalizzazione e la velocità di consegna.



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