La neve tecnica? «Ormai un’infrastruttura strategica». E gli impianti sono «un’assicurazione per il business»
E su consumi energetici e idrici i player del settore concordano: «Innoviamo per ridurli»
Spazzaneve sulle Alpi (Epa/Alexandra Wey)
Nel nostro Paese il 90% delle piste da sci è coperto dalla neve tecnica, quella nota anche come “artificiale”. Il mercato globale dei sistemi di innevamento valeva 2,6 miliardi di dollari nel 2024 ed è proiettato a salire a circa 4,7 miliardi entro il 2033, con un Cagr del 6,7%. A trainare l’espansione sono anzitutto – e senza sorprese – i cambiamenti climatici. E con i 513 mila arrivi attesi quest’anno nelle sole aree olimpiche, gli impianti sciistici alpini (ma il discorso vale in generale, considerato il trend positivo per questo mercato) devono affrontare un tema: quello della «crescente esigenza di affidabilità dell’offerta turistica invernale».
A parlare è Andreas Lambacher, Ceo di Demaclenko, azienda altoatesina del gruppo Hti e tra i due principali player del comparto in Italia, oltre che tra i più strutturati a livello internazionale. «Le stazioni sciistiche – dice – devono essere in grado di garantire l’operatività indipendentemente dalla variabilità climatica. Perciò l’innevamento tecnico è ormai un’infrastruttura strategica, non più un supporto». Per far fronte a una «domanda sempre più ampia e diversificata», l’azienda ha ampliato la propria gamma di prodotti, puntando su «innovazione tecnologica e soluzioni ad alta efficienza» e rafforzando la propria vicinanza al mercato «attraverso filiali e partner locali».
E che il mercato sia in una fase espansiva che richiede investimenti anche in termini di presenza sui territori lo testimonia l’evoluzione delle geografie: «La zona alpina resta il punto di riferimento, ma ci sono opportunità significative in diverse aree in cui il turismo invernale è in fase di modernizzazione, come l’Europa orientale, o di sviluppo, come l’Asia centrale – spiega Lambacher –. Guardiamo poi a mercati come Sudamerica e Oceania, anche in un’ottica di bilanciamento stagionale delle attività». E in effetti l’internazionalizzazione è un tratto comune anche a un altro player del settore, la polacca SuperSnow, che negli ultimi dieci anni ha esteso la propria presenza dall’Europa al Nord America all’Asia e conta sedi operative in Polonia, Austria, Romania e Italia.
Anche Mariusz Jezierski, Area Manager per il nostro Paese e membro del board di SuperSnow, spiega come la domanda di neve programmata cresca di pari passo con l’imprevedibilità del clima: «Il reddito di molte stazioni sciistiche dipende per il 40% dal mese di dicembre. Ma con la neve non più garantita anche in una stagione positiva come quella attuale, un impianto di innevamento non è più un lusso: è un’assicurazione. Basare il proprio business sulle precipitazioni naturali è un rischio». SuperSnow lavora principalmente per mercati come quelli alpini, ma con un occhio ai Balcani e alla Cina post-olimpica, dove gli sport invernali sono in piena espansione.
E con «volumi che crescono di anno in anno» rispondere a una domanda in espansione è di certo una sfida ma, spiega Jezierski, la produzione dell’azienda «è scalabile grazie allo stabilimento polacco, progettato per essere scalabile e dotarci del margine necessario ad aumentare la nostra capacità». SuperSnow ha scelto inoltre di fabbricare «tutte le componenti essenziali in house», così da essere responsivi rispetto ai piani di vendita. Non solo: «Con finestre temporali sempre più brevi in cui è necessario sparare neve, lavoriamo nel rendere i nostri dispositivi non solo moderni ed efficienti, ma anche affidabili e semplici da utilizzare, e nel fornire un supporto tecnico rapido e competente ai comprensori sciistici».
Parla di una «domanda positiva e in linea con quella degli anni passati», invece, Erich Gummerer, Ceo del colosso – sempre altoatesino – TechnoAlpin, che da solo presidia il 65% del market share globale e l’80% di quello italiano. Gummerer sottolinea un aspetto: «La neve tecnica non serve solo a sopperire alla mancanza di quella naturale, ma anche a garantire piste di qualità. Oggi i materiali a disposizione di chi le utilizza sono notevolmente più sofisticati rispetto a un tempo e questo richiede anche che lo stesso “terreno” sia migliore di ciò che può essere garantito dipendendo dal clima».

90% – piste da sci con neve tecnica in Italia
6,7% - Cagr 2025-2033 del mercato dei sistemi di innevamento
70 milioni di lire – prezzo del primo sparaneve acquistato in Alto Adige
513 mila – arrivi stimati nelle aree olimpiche nel 2026
C’è quindi un tema in più, oltre a quello di garantire l’apertura degli impianti all’inizio della stagione invernale e fino alla sua chiusura, che solitamente viene fatta coincidere con il periodo pasquale. Ciò detto, lo scenario non pare prefigurarne a un allungamento: «Non credo si andrà nella direzione della destagionalizzazione, non ci sono i benefici economici». E perciò TechnoAlpin guarda all’espansione geografica: «Presidiamo due tipi di mercati: quelli storici come le Alpi e gli Stati Uniti e quelli emergenti, tra cui non consideriamo più i Balcani, ma per esempio Paesi come Georgia, Uzbekistan, Azerbaijan e il Middle East, dove ci sono segnali di apertura come lo skidome di Dubai».
Negli anni Settanta, il primo cannone sparaneve arrivato in Alto Adige costava circa 120 mila dollari di allora: l’equivalente di 70 milioni di lire o del prezzo di un appartamento dell’epoca. Oggi i costi economici sono diminuiti sensibilmente e al centro del dibattito ci sono quelli ambientali. Né Lambacher né Jezierski né Gummerer nascondono come si tratti di uno dei temi chiave per il settore, che deve sempre più coniugare «risparmio economico e ambientale». Il primo spiega come Demaclenko investa «in tecnologie che riducono significativamente il consumo di risorse per unità di neve prodotta e in soluzioni digitali che ottimizzano la produzione in base alle condizioni meteo e operative. Negli ultimi 20 anni, per esempio, il consumo energetico per metro cubo di neve prodotta da un generatore a ventola si è dimezzato e ci sono ulteriori margini di miglioramento».
Anche Jezierski insiste sulla qualità dell’acqua e sull’evoluzione tecnologica verso l’efficienza: «Queste tecnologie utilizzano solo acqua pulita, senza additivi chimici, che torna alla natura. La neve tecnica, più densa, si scioglie lentamente e può quindi contribuire a proteggere i ghiacciai». Il settore, SuperSnow compresa, aggiunge, sta lavorando anche su soluzioni “all weather”, capaci di produrre neve con temperature positive, per le quali «è ancora più importante ottimizzare l’aspetto energetico». Ma rimanendo realisti. Come sottolinea Gummerer: «Non c’è nessun settore che riesca a fare business senza energia».


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