Ciucci: «Entro l’estate daremo il via ai lavori». Ma il governo lo ha già smentito: prospettati tempi lunghi
Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, interviene al convegno “Un ponte per crescere”. (Imagoeconomica)
Il balletto sui tempi di apertura dei cantieri del ponte sullo Stretto è iniziato. «Nessun allungamento, entro l’estate prevediamo di avviare la fase realizzativa», assicura l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci. Le cose non starebbero proprio così. Ed è lo stesso governo a dirlo con la relazione illustrativa allegata al decreto Infrastrutture approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri: per far ripartire l’iter – dopo la bocciatura da parte della Corte dei conti e dopo la riscrittura del provvedimento legislativo richiesta al vicepremier Matteo Salvini dal capo dello Stato Sergio Mattarella – come riportato ieri da Repubblica, ci vorranno mesi. Prima di tutto il governo indica la scadenza del 31 maggio per il via libera da parte del Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile. Poi la relazione indica un’altra data, quella del 1° luglio, termine entro il quale tutta la documentazione – delibera del Cipess e l’atto aggiuntivo – saranno inviati ai magistrati contabili. Questi ultimi avranno 30 giorni di tempo per esaminarla (e si arriva ad agosto), sempre che non decidano di sollevare dei rilievi e allora i tempi si allungheranno di un altro mese. Per la premier Giorgia Meloni, ma soprattutto per Salvini, titolare del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti, non sarà facile rispettare queste scadenze. Gli adempimenti ai quali devono sottostare sono tanti. Dovrà essere aggiornato il piano economico e finanziario. Dovrà essere acquisito il parere dell’Authority sui trasporti in merito alle tariffe di pedaggio. Il dossier dovrà anche essere sottoposto al vaglio (nel merito) del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Restano poi da produrre il decreto del Ministero dell’Ambiente per la «ricognizione delle valutazioni ambientali sui siti protetti in cui si trovano un tipo di habitat naturale o una specie prioritari». Un passaggio fondamentale per dimostrare all’Europa che la direttiva Habitat può essere bypassata, vale a dire che l’opera riveste un interesse pubblico superiore ai vincoli ambientali. A sua volta il Mit dovrà approvare un decreto relativo alle eventuali conseguenze sulla salute dell’uomo e sulla sicurezza pubblica. A tutto ciò si aggiunge il capitolo del confronto con la Commissione europea, per assicurarsi che l’opera resti nella cornice delle normative comunitarie.

Una relazione del Mit
fissa tutte le scadenze
degli adempimenti
e il pronunciamento
della Corte dei Conti
potrebbe slittare
anche a settembre
Come era prevedibile, la ottimistica previsione di Ciucci – peraltro in contrasto con la relazione allegata al decreto – ha scatenato le opposizioni. «Senza alcun rispetto delle decisioni della Corte dei conti e delle determinazioni della Commissione europea sulla violazione delle direttive Appalti e Habitat, si annuncia che i lavori inizieranno entro l’estate. Ciucci e Salvini, però, dal 2023 fanno annunci sull’avvio dei lavori, per poi sistematicamente rinviarli». Così Angelo Bonelli, deputato di Avs. Per lui ci sono due grossi scogli. Uno è la «violazione della direttiva Appalti» e la questione della «natura del bando iniziale, che era un project financing». L’altro aspetto è l’aumento dei costi del 50% rispetto al valore iniziale dell’opera, a dispetto delle direttive europee. Il punto centrale è che la gara deve essere rifatta.



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