La strategia
Energia, il piano Von der Leyen per tagliare i costi alle imprese
Il primo obiettivo è ridurre la dipendenza dal gas naturale e puntare su rinnovabili e il nuovo nucleare. Il sistema degli Ets rimane ma sarà rivisto. Meno burocrazia per i fondi alle aziende
Bruxelles, in Belgio, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen partecipa a una conferenza stampa (Shutterstock)
Non solo difesa o debito comune. Per reggere all’urto dei nuovi equilibri geopolitici globali, la revisione della governance europea passa da un terzo pilastro: l’energia. Un elemento fondamentale per recuperare la competitività perduta, un gap da chiudere al più presto per recuperare terreno nei confronti dei colossi Cina e Stati Uniti.
E’ il compito che si è assunta la presidente Ue Ursula von der Leyen: rivedere le regole del sistema energetico. “Al prossimo Consiglio Europeo – ha dichiarato - porterò diverse opzioni e indicazioni per valutare se sia il momento di superare l’attuale market design elettrico o se sia ancora valido”.
Ma come farlo? Un primo indizio arriva sempre dalle parola della presidente della Commissione Ue: “Nel Consiglio europeo – ha rivelato Von der Leyen – abbiamo discusso sul fatto che l’anno scorso il costo medio delle rinnovabili è stato di 34 euro al megawattora, l costo del nucleare tra 50 e 60 euro e del gas 100 euro”. In buona sostanza, occorre puntare sulle fonti che costano meno – rinnovabili e nucleare – e cercare di limitare il più possibile la dipendenza dal gas naturale.
Von der Leyen avrà letto con molto interesse l’editoriale del Wall Street Journal pubblicato pochi giorni fa. Il quotidiano finanziario ha messo in evidenza come l'Europa stia pagando il prezzo di una dipendenza cronica dalle importazioni di energia, in particolare gas. Aggravata dall'abbandono delle fonti fossili interne e da una difficile transizione energetica. E sono proprio i punti sui quali vuole intervenire la Commissione Ue, le cui prime proposte arriveranno a marzo.
Ma andiamo con ordine. Il primo intervento riguarderà la formazione del prezzo dell’energia. Per abbassarlo, la Ue agire su due fronti, Uno di breve periodo: ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas, aumentando la quota di rinnovabili, in connessione sempre più stretta con i sistemi di accumulo a batteria. Nel medio periodo, punta sulle nuove tecnologie nucleari: in particolare, gli Smr (small modular reactor). I mini reattori nucleari che potrebbero rappresentare la soluzione ideale per la grande richiesta di energia da parte dei data center.
Norvegia e Stati Uniti
primo fornitori di gas
Nel corso del 2025, il fornitore principale di gas all’Unione europea è stata la Norvegia. Il gas in arrivo dal Mare del Nord copre al momento il 33 per cento del fabbisogno complessivo, per lo più attraverso il sistema dei gasdotti europei. In seconda posizione troviamo gli Stati Uniti, che fornisce oltre il 50% del Gnl (il gas naturale liquefatto che viaggia via nave.
A seguire, l’Algeria, che spedisce il suo gas sia attraverso i tubi diretti in Italia e in Spagna, sia via nave. Subito dopo troviamo ancora la Russia, perché il taglio delle forniture ha riguardato solo le connessione attraverso i gasdotti. Continua, invece, ad arrivare il Gnl, soprattutto ai rigassificatori del nord Europa. Ma tutto questo finirà entro la fine dell’anno, visto che Bruxelles ha appena deciso l’embargo totale delle forniture dalla Russia a partire dal 2027.
Ridurre il peso del gas è necessario non solo per accelerare il processo verso la decarbonizzazione dell’economia, ma anche per ridurre i costi della bolletta. Prima dell’invasione dell’Ucraina il gas in Europa costava tra i 12 e i 15 euro al megawattora, negli ultimi sei mesi si è mossa in una forchetta tra 39 e 25 euro. Questo ha penalizzato soprattutto paesi manifatturieri come Germania e Italia, i più esposti alle importazioni di gas.
Il sistema degli Ets
rivisto per le imprese
Von der Leyen ha recentemente difeso il sistema ETS (Emission Trading System) dell'Unione Europea, descrivendolo come uno strumento fondamentale che porta "chiari benefici" nonostante le recenti pressioni per una sua riforma o sospensione. Ma ha aperti ad alcune modifiche in favore delle imprese, Secondo la Presidente della Commissione decarbonizzazione e crescita possono coesistere: ha citato dati secondo cui, dal 2005, le emissioni nei settori coperti dall'ETS sono diminuite del 39%, mentre l'economia degli stessi settori è cresciuta del 71%.
Infine, ha chiarito che l'ETS è solo una delle componenti dei costi energetici, insieme ai prezzi del gas, alle tariffe di rete e alle tasse nazionali, suggerendo che le critiche al sistema come causa principale del caro-energia siano eccessive.
Ma in nome della nuova flessibilità già dimostrata dalla Commissione nella revisione dei limiti di emissione del settore auto, von der Leyen ha fatto capire che pur difendendo il principio del "chi inquina paga", ha aperto a una modifica. In pimis, alla possibilità di utilizzare la riserva di stabilità del mercato per "modulare" i prezzi e ha indicato che la riforma dell'ETS prevista per l'estate 2026 si concentrerà maggiormente sul sostegno alle industrie energivore.
Meno burocrazia
più ondi per le reti
Per ottenere risultati, la Commissione rivedrà i cosiddetti “pilastri della semplificazione” già previsti per il biennio 2025-2026 che prevedono di ridurre gli oneri amministrativi del 25% per tutte le imprese e del 35% per le piccole e medie imprese entro la fine del mandato nel 2029. Ma anche per snellire e velocizzare le procedure di autorizzazione per le infrastrutture di rete, i sistemi di stoccaggio e i progetti di energia rinnovabile.
Ultimo capitolo, la modernizzazione delle reti energetiche. Sarò favorita con fondi Ue l'integrazione di milioni di pannelli solari sui tetti e comunità energetiche locali in un sistema più decentralizzato e digitale.
Ricapitolando gli obiettivi della “Riforma del Mercato Elettrico”, si possono individuare alcuni punti. Il primo è la protezione dei consumatori e le imprese con bollette più stabili, attraverso il disaccoppiamento dei prezzi al dettaglio dalle fluttuazioni a breve termine dei mercati del gas. Secondo punto: accesso alla finanza sostenibile con regole più semplici, permettendo alle aziende di ottenere finanziamenti per la transizione con meno complicazioni formali.
Il mix di combustibili
dell'Unione Europea
Le fonti rinnovabili coprono il 48-50% del fabbisogno. Eolico e solare assieme hanno raggiunto il 30% della produzione totale. I l nucleare oscilla intorno alla metà della quota delle rinnovabili (22-25%) della produzione complessiva. I combustibili fossili coprono quasi un terzo del fabbisogno (29%), con il carbone che ha toccato il minimo storico (9,2%). In prospettiva, il gas rimarrà come combustibile per tenere in equilibrio la rete, ma verrà man mano sostituito da batterie e dal nucleare.


