L'azienda
Bidue alle prese con le norme Ue: «Tutele in teoria, peso nella realtà»
Il direttore generale dell’azienda acquisita da Eusider, Gabrio Gadda, spiega che l’antidumping e il Cbam penalizzano le nostre stesse imprese. «Siamo costretti a importare materia prima dall’estero, qui non ne produciamo»
La sede di Bidue Eusider a Melara (courtesy Bidue Eusider)
Bidue Eusider è un’azienda storica nel settore siderurgico, specializzata nella produzione di tubi d’acciaio al carbonio di alta precisione, destinati principalmente a nicchie industriali come il settore automobilistico, agricolo e delle costruzioni. Fondata nel 1976 dalla famiglia Borghi, con sede a Melara (Rovigo), ha visto un’importante evoluzione quando nel 2021 è stata acquisita dal gruppo Eusider controllato dalla famiglia Anghileri. Ci spiega Gabrio Gaddi, Direttore Generale di Bidue Eusider – che abbiamo incontrato in occasione della premiazione delle cente migliori imprese dell’Alto e medio Polesine – che a complicare il quadro di un settore già in contrazione è anche il quadro normativo europeo, che dovrebbe risultare protettivo ma che in realtà va a pesare sulle nostre stesse Pmi.
Gaddi, partiamo dal principio: ci puoi raccontare quali sono le principali caratteristiche dei vostri prodotti e in quale segmento di mercato operate?
Bidue Eusider si specializza nella produzione di tubi d’acciaio al carbonio ad alta precisione, con un focus particolare sui tubi rivestiti di alluminio. Questi prodotti vengono impiegati soprattutto nel settore automobilistico, ma non per i veicoli di uso comune, ma principalmente per mezzi pesanti come camion, pullman, e attrezzature agricole come mietitrebbie. Operiamo anche nel settore delle costruzioni e nell’industria pesante. Si tratta di un segmento molto specializzato, dove la qualità è un requisito fondamentale, e siamo uno dei pochi produttori a livello globale che riescono a soddisfare le esigenze di questo mercato così specifico.
Il settore siderurgico, fra le varie sfide da affrontare, vede anche quella delle normative europee come le quote di salvaguardia (antidumping) e il Cbam. Come stanno influenzando la vostra attività?
Il contesto in cui operiamo è profondamente segnato da dinamiche regolatorie che impattano direttamente i costi e la competitività. In primis, le misure antidumping e le salvaguardie dell’Unione Europea che cercano di proteggere la produzione europea da prezzi artificialmente bassi sui mercati internazionali, soprattutto da Paesi del Far East. Questo effetto “protezione” tende a creare tensioni sul fronte dei prezzi e della disponibilità di materia prima. In sostanza, l’Ue può imporre dazi addizionali o quote alle importazioni per prevenire concorrenza sleale, ma ciò non elimina la dipendenza dalle importazioni stesse, poiché la capacità produttiva europea è insufficiente da sola a soddisfare la domanda complessiva del nostro segmento.
Un altro tema molto dibattuto è il Cbam – il Carbon Border Adjustment Mechanism –. Ci spiega cosa significa per un produttore/importatore come Bidue Eusider?
Si tratta di un meccanismo dell’Unione Europea che impone un prezzo alle emissioni di carbonio incorporate nei prodotti importati, come acciaio, alluminio e altri materiali ad alta intensità di CO₂, in modo da allineare i costi ambientali tra produttori Ue e extra‑Ue. Con l’applicazione definitiva dal primo gennaio 2026, gli importatori dovranno dichiarare le emissioni incorporate nelle merci e acquistare certificati Cbam equivalenti al costo che avrebbero sostenuto se fossero state prodotte nell’Ue. Per aziende come la nostra che importano parte della materia prima, ciò comporta un impatto diretto sui costi. In pratica paghiamo non solo il materiale, ma anche un costo legato alle emissioni prodotte nella sua fabbricazione all’estero. Questo aumenta il prezzo all’origine e, di conseguenza, i prezzi finali per i nostri clienti.
Possibile che molti settori siano in grado di fare lobbying sulle istituzioni, e attori come voi non riescano ad esercitare alcuna pressione su questi temi?
Diciamo che nel mondo siderurgico, soprattutto in Italia, siamo un attore rilevante, ma la nostra capacità di fare lobbying è limitata rispetto ad altri settori più di peso. Se guardiamo la siderurgia in generale, l’Italia è un player importante a livello europeo, ma non è facile far sentire la nostra voce quando le problematiche normativi come i dazi e il Cbam sono decise a Bruxelles sulla base di obiettivi di decarbonizzazione a lungo termine, che non riguardano solo noi. Anche se stiamo cercando di farci sentire, soprattutto attraverso le associazioni di categoria, la nostra capacità di influenzare queste normative è limitata, soprattutto considerando che le decisioni a livello Ue spesso riflettono interessi geopolitici e macroeconomici più ampi.
Come affrontate queste difficoltà, e quali strategie adottate per mantenere la competitività in un mercato globale così turbolento?
La nostra forza risiede nella specializzazione e nella qualità del prodotto. Pensiamo ad esempio ai dazi statunitensi: per ora siamo esentati, ma entreranno in vigore presto tariffe del 50%. Credo che saranno costretti a pagarli gli statunitensi, perché non hanno alternative locali per rimpiazzarci. L’ingresso nel gruppo Eusider ci ha permesso di avere maggiore potere negoziale per l’acquisto delle materie prime e di ottenere migliori condizioni sui costi energetici. Inoltre, la nostra continua innovazione tecnologica ci permette di mantenere la qualità dei prodotti elevata, il che ci differenzia dalla concorrenza, soprattutto quella asiatica che non riesce a garantire gli stessi standard di precisione e affidabilità. La nostra strategia è quella di continuare a investire in ricerca e sviluppo per offrire soluzioni sempre più avanzate. Inoltre, la sostenibilità diventerà sempre più un tema centrale, quindi dovremo continuare a migliorare i nostri processi per ridurre l’impatto ambientale.

Bidue Eusider, con sede a Melara, in provincia di Rovigo, nel 2024 ha fatturato 41,7 milioni, registrando un Ebitda nello stesso anno di 6,8 milioni, e una marginalità media fra il 2022 e il 2024 del 18,5%. L’utile nel 2024 ha sfiorato i 4 milioni, con una pfn che segna 4,3 milioni di debiti (il rapporto pfn/Ebitda si attesta a 0,53).



Una domanda scomoda per Teheran
di Alessandro Arduino
Vivere a Muscat significa abituarsi alla serenità in un mare di incertezza. Anche nei giorni in cui gli Stati Uniti e Israele hanno colpito ...