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26 Marzo 2026, 20:16

L'azienda

Luxardo, dal Maraschino al mondo. Gli Usa restano il primo mercato. «I dazi? Non hanno causato problemi»

L’azienda, famosa per i suoi liquori e distillati, prevede di chiudere il 2025 con ricavi in lieve aumento rispetto all’anno precedente, a 7,4 milioni. Le sue circa 200 referenze raggiungono Europa, Americhe e Asia

Luxardo, dal Maraschino al mondo. Gli Usa restano il primo mercato. «I dazi? Non hanno causato problemi»

Da un rosolio casalingo preparato nell’Ottocento da Maria Canevari, moglie di Girolamo Luxardo, a un marchio che oggi esporta liquori e distillati in circa cento Paesi. Quello di Luxardo è un viaggio lungo oltre due secoli che vede il suo inizio a Zara, in Dalmazia. Il fondatore, genovese di origine, si trasferisce qui nel 1817 come console del Regno di Sardegna e nel 1821 fonda la Privilegiata Fabbrica Maraschino Excelsior, ottenendo nel 1829 un privilegio imperiale che ne tutela qualità e produzione e ne favorisce la diffusione internazionale.

Il riconoscimento, concesso dall’imperatore d’Austria dopo anni di sperimentazione sulla ricetta del maraschino, garantisce alla distilleria un’esclusiva quindicennale sulla produzione del celebre liquore, sancendo di fatto la nascita di uno dei marchi più longevi della tradizione europea degli spirit. Negli anni l’azienda si è espansa sotto i discendenti del fondatore, conquista mercati sia europei che oltreoceano ed è arrivata a inaugurare un grande stabilimento nel 1913, tra i più moderni e all’avanguardia dell’Impero austro-ungarico.

Dopo i bombardamenti avvenuti durante la Seconda guerra mondiale, la distruzione della fabbrica e le confische, l’attività è rinata nel 1947 a Torreglia, nella provincia padovana, grazie a Giorgio Luxardo, che ha ricostruito impianto e coltivazioni e avviato daccapo una nuova fase di sviluppo produttivo e commerciale. Oggi la distilleria familiare conta oltre 60 dipendenti, con una produzione che continua a essere concentrata nel sito di Torreglia, dove l’intera filiera – che va dalla coltivazione delle marasche all’imbottigliamento – è integrata in un unico polo, con reparti di produzione che ospitano tanto gli antichi alambicchi in rame quanto un impianto automatizzato 4.0.

Ma non bisogna credere che la rinascita avvenuta nel secondo dopoguerra sia stata immediata: per ricostruire i frutteti di marasca la famiglia dovette recuperare alcune talee conservate da un botanico fiorentino, da cui nel tempo è stato ricreato un patrimonio di migliaia di piante che costituisce la base agricola della produzione. Se il Maraschino Originale resta il simbolo intramontabile nell’azienda, la gamma Luxardo oggi include circa 200 referenze, dai liquori storici come il Sangue Morlacco alle grappe, dalla Sambuca ai semilavorati per i dolciumi. Negli ultimi anni è stata rafforzata la presenza nel settore della mixology, con prodotti dedicati ai professionisti del bar e una linea di distillati premium pensata per la ristorazione di alto livello.

I risultati finanziari parlano da soli: dal 2018 al 2024 i ricavi sono passati da 24,6 milioni a 45,5 milioni, con un tasso annuo di crescita composto (Cagr) del 10,8%. Nello stesso periodo l’Ebitda è salito da 6,9 milioni (con un peso sul fatturato pari al 27,7%) fino a 14,1 milioni (il 30,6%), mentre l’utile netto è cresciuto da 4,2 a 10,5 milioni. Alla guida dell’azienda ci sono attualmente la sesta e la settima generazione.

Piero Luxardo, presidente, insieme ai cugini Guido e Franco, continuano a portare avanti l’eredità dei fondatori: «Per quanto riguarda il 2025, i ricavi sono cresciuti a 47,4 milioni – anticipa il presidente – e questo nonostante il cambio sfavorevole con il dollaro». Sul piano del posizionamento geografico la società mantiene una presenza fortemente internazionale, con esportazioni in un centinaio di Paesi e mercati chiave che includono l’Europa continentale, il Regno Unito, il Canada, il Giappone e gli Stati Uniti, suo primo mercato.

Nelle aree anglosassoni ed europee più mature, il maraschino e i prodotti a base di marasche restano un punto di riferimento nel canale bar e mixology, mentre nel Regno Unito – Paese considerato strategico – l’azienda registra da anni performance particolarmente solide. Parallelamente, sul fronte del mercato interno, continua ad avvertirsi una flessione dei consumi, accentuata anche dagli effetti della normativa sulla patente a punti: l’unico comparto in controtendenza resta quello degli aperitivi. Le vendite all’estero continuano perciò a rappresentare il principale motore di crescita e resilienza. Con i dazi statunitensi al 15% entrati in vigore dal 1° agosto dello scorso anno, infatti, il settore del vino e dei distillati italiani ha affrontato una fase di forte incertezza.

Per il comparto si tratta di un salto significativo rispetto al precedente livello del 4,8%, con effetti stimati per 317 milioni di euro di danni già nel primo anno, cifra che potrebbe però salire a 460 milioni con il dollaro debole. Anche i liquori non fanno eccezione: il comparto, che vale 143 milioni di export annuo, è direttamente esposto al provvedimento voluto dall’amministrazione statunitense.

Piero Luxardo, però, ci tiene a precisare che lo scenario prospettato nei mesi scorsi non ha trovato riscontro nei fatti, almeno per la sua azienda: «I temuti problemi dovuti ai dazi sostanzialmente non si sono verificati».Ma per Luxardo, la parola “crescita” non è sinonimo unicamente di buoni bilanci. La società, infatti, investe anche nella memoria storica e nell’innovazione produttiva: nel 2023 ha inaugurato sempre a Torreglia un Museo d’Impresa che racconta due secoli di storia e custodisce archivi, bottiglie e documenti. Attraverso fotografie d’epoca, etichette storiche e gli alambicchi originali, i visitatori possono ripercorrere le tappe che hanno portato una piccola realtà artigianale nata a Zara a diventare un marchio dal respiro internazionale.

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