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30 Marzo 2026, 20:08

L’azienda

Dall’albero al pavimento. Florian si espande nel mondo presidiando la filiera del legno

Nata negli anni ‘50, l’azienda trevigiana copre l’intera catena produttiva, dalla prima lavorazione del materiale alla produzione di semilavorati e arredo. Controlla 19 società in Europa e il 70% dei ricavi arriva dall’estero

Dal tronco ai pavimenti. Florian si espande nel mondo presidiando la filiera del legno

L’ultima tessera del mosaico si è aggiunta appena un mese fa, in Bosnia. Un’acquisizione che, presa isolatamente, potrebbe sembrare una normale operazione di espansione. Ma inserita nella traiettoria industriale di Florian racconta qualcosa di più: la continuità di una strategia che negli anni ha costruito una presenza internazionale capillare, seguendo una logica precisa, quella della materia prima. Non è un caso che il gruppo oggi conti diciannove società controllate distribuite tra Italia ed Europa centro-orientale, con una rete produttiva che si estende dalla Croazia alla Repubblica Ceca, fino a Francia e Ungheria. È la geografia di un’industria che si muove dove nasce il legno, ancor prima di dove si vende.

Da qui si può leggere anche il dato più significativo: circa il 70% del fatturato arriva dall’estero. Florian vende infatti in tutto il mondo, dall’Europa all’Asia, fino al Medio Oriente e alle Americhe, ma non si limita a esportare prodotto. Costruisce presenza, presidia la filiera, riduce l’esposizione ai rischi geopolitici distribuendo mercati e lavorazioni. Nei Paesi del Nord Europa si collocano le essenze più pregiate; nel Far East — Vietnam, Cina, India — si indirizzano le lavorazioni più labour intensive, dove il costo della manodopera resta competitivo. È un equilibrio che permette di valorizzare ogni qualità del legno, senza dispersioni.

Per comprendere questa impostazione bisogna tornare all’origine. La storia della società inizia negli anni Cinquanta, quando prende avvio l’attività che darà vita al gruppo. L’insediamento industriale arriva nel 1975 a Riese Pio X, nel Trevigiano, uno dei distretti manifatturieri più vitali del Paese. Da allora la crescita non è mai stata discontinua: progressiva, per accumulo, fino a configurare un operatore oggi considerato tra i principali a livello globale nel segmento delle latifoglie.

Il punto di svolta è però nella struttura della filiera. «La principale differenza tra noi e i competitor è che partiamo dal tronco», spiega il vicepresidente Enrico Florian. Non è solo una dichiarazione di principio: significa avere rapporti diretti con le forestali, investire nei Paesi dove la materia prima è disponibile e costruire una catena produttiva che può estendersi lungo tutto il processo. «Possiamo decidere di volta in volta dove terminare la filiera», osserva, chiarendo come la flessibilità sia diventata un elemento centrale del modello industriale.

Dai tronchi acquistati direttamente dalle forestali fino al pavimento finito, passando dalla segagione: Florian ha costruito in settant’anni una filiera verticale che oggi conta una costellazione di 19 società controllate. Con ricavi cresciuti da 114 a 160 milioni tra il 2018 e il 2024, il gruppo trevigiano presidia così l’intera catena del valore del legno di latifoglia, dai mercati nordeuropei per le essenze pregiate al Far East per le lavorazioni labour intensive, senza sprecare nulla: anche gli scarti diventano pellet

Dalla segagione ai semilavorati, fino al prodotto finito, l’azienda ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione. «Portiamo la produzione anche più avanti, fino al pavimento finito»: un esempio concreto della verticalizzazione che consente di intercettare margini più elevati e stabilizzare il business.

«Cerchiamo di dare maggior valore aggiunto ai prodotti che trattiamo», precisa il vicepresidente, sottolineando come il valore si concentri soprattutto nelle fasi successive della lavorazione, dove la società può esprimere appieno il proprio know-how industriale delineando una strategia che privilegia la trasformazione rispetto alla semplice commercializzazione della materia prima.

Una logica che si accompagna anche a un’attenzione crescente alla sostenibilità operativa: «Utilizziamo veramente tutto, anche gli scarti, per la produzione di pellet o legna combustibile. Il legno è un materiale prezioso che la natura ci dona e ci forniamo solo dove possiamo garantire la sostenibilità ambientale e una filiera certificata».

I risultati sul fronte economico parlano da soli. Nel periodo compreso tra il 2018 e il 2024, i ricavi della holding Florian Spa sono cresciuti da 114,3 a 160 milioni di euro, con un tasso annuo composto (Cagr) del 5,8%. Nello stesso arco temporale l’Ebitda è aumentato da 18,7 milioni (con una marginalità del 15,6%) a 22,9 milioni (13,9%).

Nel 2025 i ricavi sono risultati in linea con l’anno precedente «con una crescita del fatturato tra il 2 e il 3% e una marginalità intorno al 15-16%. L’aspetto positivo è che la Pfn (posizione finanziaria netta, ndr.) ha continuato a ridursi anche nel 2025, con un miglioramento di circa il 10%».

Accanto alla gestione industriale, un ruolo crescente è stato assunto dagli investimenti energetici. «Negli anni scorsi abbiamo investito tantissimo per quanto riguarda l’energia». Una scelta anticipatrice, guidata dalla volontà di aumentare l’autosufficienza e ridurre l’esposizione ai costi energetici. Non a caso, gli investimenti nei pannelli fotovoltaici sono arrivati ben prima che diventassero una prassi per molte imprese. A questi si affianca un impianto di cogenerazione in Croazia da un megawatt, tra i più grandi in Europa, che ha contribuito a chiudere il ciclo di investimenti sul fronte energetico.

Lato mercati, la diversificazione resta la chiave. «In questo momento spicca il settore del tranciato», conclude Florian, indicando uno dei comparti più dinamici. Bene anche il settore flooring che «ci sta dando grandi soddisfazioni», mentre il legno massiccio non mostra performance di miglioramento significativo «Anche il settore fire (l’insieme dei prodotti legnosi destinati alla combustione, utilizzati per il riscaldamento e la produzione di energia) sta andando molto bene», grazie a pellet e bricchetti che completano l’offerta dei prodotti del gruppo in un’ottica di economia circolare.

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