Trieste Film Festival 2025 un ponte tra Est e Ovest
Dal 16 al 24 gennaio film, documentari, corti masterclass e incontri per il più importante appuntamento italiano dedicato al cinema dell’Europa centro orientale
"Kafka" di Agnieszka Holland, film d'apertura del Trieste Film Festival 2026
Comincia oggi la XXXVII edizione del Trieste Film Festival, il principale appuntamento italiano dedicato al cinema dell’Europa centro-orientale. Lo fa sotto la protezione di Ugo Borsatti, il grande fotografo triestino scomparso pochi mesi fa, che ha documentato, lungo il Novecento, la storia della città e le sue trasformazioni sociali e politiche. E che, con le immagini del manifesto ufficiale, nel quale un uomo e una donna camminano sospinti dalla bora, sembra voler indicare il carattere di questo festival, la cui energia è la stessa del vento dell’est che influenza gesti, ritmi, corpi. Un’energia che irrompe in città, fino al 24 gennaio, nelle sedi del Politeama Rossetti, del Teatro Miela e del Cinema Ambasciatori, con 120 tra film, documentari, corti, masterclass e incontri con i protagonisti.
Il tema di quest’anno è «Oltre la storia, tra le geografie dello sguardo: sogni, rinascite e memoria» e, spiega la direttrice Nicoletta Romeo, «ci auguriamo che le visioni di questa edizione possano essere delle bussole nuove, capaci di orientarci in una geografia umana sempre più complessa».
A inaugurare il festival, che presenterà «racconti che ritornano dal passato, tra le pagine della letteratura o dalle pieghe dimenticate della Storia, fino ai ricordi, alle memorie più fresche, di un mondo vicino e vivace, come quelle dell’Est Europa», due attesissimi film in anteprima italiana: venerdì 16, "Kafka" di Agnieszka Holland, biopic scelto dalla Polonia per gli Oscar 2026 che segue l’impronta lasciata nel mondo dallo scrittore boemo e, martedì 20, dopo l’anteprima mondiale alla sezione Cannes Premiere, "La scomparsa di Josef Mengele" di Kirill Serebrennikov, storia del medico delle SS noto come «l’Angelo della Morte», adattata dal libro-inchiesta del giornalista e scrittore francese Olivier Guez.
Insieme al regista dissidente russo Serebrennikov, che per la sua opposizione a Putin e il suo sostegno alla causa LGBTQIA+ e alle Pussy Riot ha subito prima il carcere e poi l’esilio, il festival vede il ritorno — di nuovo in anteprima italiana — del regista ucraino Sergei Loznitsa con "Due procuratori". Tratto da un racconto di Georgy Demidov, il film racconta la vicenda di migliaia di lettere di detenuti falsamente accusati dal regime che vengono bruciate in una cella di prigione dell’Unione Sovietica degli anni Trenta. E diventa una parabola sui meccanismi del potere. Sempre tra gli eventi speciali fuori concorso, in programma i film di alcune delle registe e dei registi più interessanti del cinema contemporaneo: Šarūnas Bartas, Christian Petzold, Mascha Schilinski e Nastia Korkia, regista russa esule in Germania e vincitrice del Leone del Futuro a Venezia con il film "Short Summer".
Per quanto riguarda i film in concorso, i titoli arrivano da tutta Europa: otto lungometraggi; dieci documentari, con un’interessante selezione che tocca temi come la precarietà socio-economica e la lotta per la sopravvivenza, le guerre e la diaspora, le storie di migranti o di persone e luoghi trasformati dagli eventi della storia; 14 cortometraggi; sei titoli italiani, per il Premio Salani.
Tra le altre sezioni, «Visioni Queer», dedicata alle storie che intendono aprire una finestra sul contributo dato dal cinema dell’Europa centrale e orientale ai diritti delle comunità LGBTQIA+. Nei focus, torna «Wild Roses», sezione sulle registe europee che quest’anno celebra le voci femminili del cinema sloveno. «Fuori dagli sche(r)mi» sarà invece lo spazio dedicato ai nuovi linguaggi, mentre «Il secondo turno: compagne al lavoro» offrirà una selezione che riporta sul grande schermo immagini, storie e ritratti di donne al lavoro provenienti dai primi film ambientati nelle fabbriche in era comunista. Infine, l’ultimo giorno, "Silent Friend" della regista ungherese Ildikó Enyedi, già in concorso a Venezia e in shortlist per gli EFA: il maestoso ginkgo biloba dell’orto di un’università tedesca, testimone per un secolo della riscoperta della natura, saluterà questa ricchissima edizione.



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