Gentili Mosconi, il filo della ripresa arriva fino in Cina. E la crisi non ferma le acquisizioni
L’azienda tessile comasca non perde di vista il territorio, ma punta sulla circolarità dei tessuti made in Italy per sbloccare i mercati asiatici. L’Ad Gentili: «Un ‘25 in trincea. Ma come gruppo siamo cresciuti ancora»
Un dettaglio della produzione (courtesy Gentili Mosconi)
C’è un filo che attraversa la storia di Gentili Mosconi: un filo industriale, culturale e territoriale, che tiene insieme manifattura e visione. Un filo che, anche nel pieno della crisi del settore moda, l’azienda di Casnate con Bernate – specializzata nella creazione e realizzazione di tessuti stampati e tinti per l’alta moda – ha scelto di non spezzare, continuando a investire anche quando il mercato rallenta.
Una traiettoria tracciata a partire dal 2015 con l’acquisizione di Stamperia Emme, salvata dal fallimento dell’azienda Olmetto di Cernobbio, e culminata nel 2024 con l’ingresso di Tintoria Comacina e Creazioni Digitali. A inizio 2025 è entrata ufficialmente nel perimetro del gruppo anche Manifatture Tessili Bianchi, mentre a dicembre è arrivata l’acquisizione dell’ex Lanificio Cesare Gatti, oggi Cesare Gatti Srl, che ha segnato l’ingresso nel Biellese. «Era l’ultima promessa che rimaneva da completare con gli investitori», spiega l’ad Francesco Gentili. «E con questa operazione abbiamo chiuso l’impegno preso nel 2023 in fase di quotazione».
L’arrivo nel distretto piemontese della lana e del cashmere non è però un semplice allargamento geografico – anche perché, almeno per ora, non sono previste ulteriori acquisizioni nella zona – ma una scelta coerente con la filosofia di gruppo: rafforzare il sistema industriale senza svuotare i distretti. «Abbiamo deciso di entrare in punta di piedi, per essere rispettosi di un territorio – sottolinea l’ad – che sta soffrendo come Como. Per questo il nostro impegno sarà mantenere l’unità produttiva, svilupparla e creare nuovi posti di lavoro, stringendo alleanze che possano far bene al territorio e all’azienda».
Perché per salvaguardare un patrimonio fatto di know how e tradizione bisogna anche saper fare sistema. Per questa ragione è nata, a inizio 2025, Fili d'Innovazione, la prima società di servizi per il progresso tecnologico del distretto tessile comasco. Gentili ha unito le forze con due competitor – Isa e Ostinelli Seta – per condividere competenze, creare sinergie e sviluppare insieme nuove tecnologie applicabili all’intero settore.
Il nuovo anno si è aperto così, con una direzione chiara in un contesto che, dopo un 2024 segnato da una forte frenata, resta complesso. Secondo i dati, dal 2018 al 2023 – gli anni di perimetro della ricerca del centro studi ItalyPost – i ricavi di Gentili Mosconi, che consolida il bilancio dal 2020, sono passati da 38,9 a 50,5 milioni di euro (+29,8%). Nello stesso periodo l’Ebitda è più che triplicato, passando da 2,4 a 8,6 milioni, mentre l’utile netto è salito da 1,3 a 5,2 milioni. Successivamente, gli effetti della crisi settoriale si sono fatti più marcati: nel 2024 i ricavi sono scesi a 41,5 milioni (-17,9%), l’Ebitda si è attestato a 3,35 milioni e l’utile netto è calato a circa 720 mila euro. Ed è qui che entra in gioco il Cagr: nel periodo 2018-2024, il tasso annuo medio di crescita si ferma a +1,08%, penalizzato proprio dall’anno di crisi. Se però si guarda agli esercizi 2017-2023, questo dato raggiunge un robusto +9,09%. Dopo i picchi del biennio precedente, con il 2022 che aveva raggiunto il 18%, anche il rapporto Ebitda/ricavi scende nel 2024 al 7,8%. Nel contempo, però, la posizione finanziaria netta migliora, passando dai 6,8 milioni di cassa del 2023 a quasi 10 milioni, con un rapporto medio Pfn/Ebitda sugli esercizi 2022-2024 pari a 1,24, a testimonianza di una solidità che persiste nonostante la difficoltà congiunturale.
Il 2025? «Sicuramente è stato un anno impegnativo, controvento e con onde alte», spiega l’amministratore delegato. «Da soli siamo allineati ai risultati del ’24, ma a livello consolidato, guardando ai risultati dei 9 mesi, chiudiamo molto meglio, con un incremento del 22,5%. Un dato che riflette un miglioramento degli ordini, consolidato nel terzo trimestre grazie al rinnovato dinamismo del comparto lusso e al contributo derivante dall’inclusione di Manifatture Tessili Bianchi nel perimetro». Nessun allarmismo, quindi, anche se – sottolinea Gentili – «il sistema moda non ha ancora smesso di soffrire. Va anche ricordato che una parte della nostra crescita industriale deriva dalla chiusura di altre aziende, e questo non può che rattristarmi. Ogni concorrente che sparisce è un pezzo di territorio che se ne va».
Proprio per questo il gruppo continuerà a investire. «Non abbiamo cambiato di una virgola i nostri piani», ribadisce, «e procederemo con gli investimenti, tra cui il rinnovo dei macchinari e dei sistemi informatici». Il 2026 sarà, nelle parole dell’ad, «allo stesso tempo un anno di consolidamento e di espansione», in cui non si esclude la possibilità di ulteriori acquisizioni.
Sul fronte geografico, Pechino torna centrale, ma con un approccio radicalmente diverso dal passato. «Oggi la Cina è satura di brand interni, ma ha fame di tessuti italiani», osserva Gentili. «E il Made in Italy, per loro, rimane una sorta di passaporto per il lusso». Da qui nasce una nuova avventura che intreccia innovazione, circolarità e competitività globale. «L’acquisizione di Cesare Gatti è stata conclusa insieme al Gruppo Camozzi, con cui vogliamo dar vita a un modo diverso di servire il cliente».
Questa nuova strada passa per la raccolta dell’invenduto e dei prodotti non conformi, per poi tornare all’inizio del processo. «Non vogliamo limitarci a triturare l’overproduction, ma ritornare alla ‘materia prima’, al filo. È un modo diverso di concepire la circolarità, ma anche un’opportunità enorme: credo che nei prossimi 3-5 anni i brand si giocheranno il futuro su questo fronte. Perché questo approccio può riaprire mercati strategici, come quelli asiatici, chiusi negli ultimi anni sul fronte dei prodotti ma sempre più affamati di materia prima di qualità». Un’inversione delle rotte commerciali che, ancora una volta, comincia da un filo.

Fondata nel 1988 a Casnate con Bernate, l’azienda raccoglie l’eredità del distretto serico del comasco. Muovendosi tra valorizzazione della tradizione e ricerca d’innovazione, tramite M&A ha dato vita a un gruppo ampio, quotato in Borsa dal 2020. Dal 2018 al 2023, i ricavi sono passati da 38,9 a 50,5 mln (+29,8%), l’Ebitda è cresciuto da 2,4 a 8,6 mln e l’utile è triplicato da 1,3 a 5,2 milioni. A conferma dell’impegno verso cultura, formazione e know-how del territorio, nel 2024 ha dato vita a una propria Fondazione.



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