L'analisi
Bridgerton, altro che cancel culture. La diversità che ha reso pop il regno di Giorgio III si chiama creatività
La serie firmata Shonda Rhimes immagina lord e ladies dell’800 inglese oltre gli stereotipi razziali. Non è cultura woke: a vincere è la libertà di essere creativi
Ballerini alla première della terza stagione di Bridgerton a New York (Shutterstock)
Quando la serie tv molto attesa irruppe con i suoi toni favolistici e sfavillanti sui teleschermi di tutto il mondo, il giorno di Natale del 2020, il mondo era incredibilmente diverso. E soprattutto l’America, lo spirito guida dell’Occidente. Trump aveva appena perso la rielezione, dopo quattro anni obiettivamente irrilevanti e
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Questa orrenda, irrinunciabile America
di Dario Laruffa
Non possiamo e non potremo fare a meno degli Stati Uniti. Anche se questa America non ci piace. Anche se il suo attuale presidente attacca ...