Medio Oriente
Unione europea
L’Europa chiede «chiarezza» agli Usa dopo la sentenza della Corte Suprema. Lange: «Proporrò di sospendere l’accordo»
Nonostante la bocciatura, il tycoon annuncia un aumento del 15%. Oggi la riunione straordinaria del team negoziale in Parlamento
Bernd Lange, capo negoziatore Ue (Laurie Dieffembacq, Imagoeconomica)
BRUXELLES – Non è bastato il parere della Corte Suprema degli Stati Uniti a interrompere la rincorsa di Donald Trump all’ideale del Make America Great Again, alimentando così le preoccupazioni dell’Europa. Il tycoon è tornato alla carica nel fine settimana, fissando nuove tariffe sull’import globale verso gli Usa al 15% dopo la bocciatura dell’Emergency Economic Powers Act con cui la Casa Bianca aveva lanciato la sua trade war a suon di extra-tariffe.
Mosse che – per usare un eufemismo – non sono passate inosservate dalle parti di Bruxelles, dove alle discussioni parlamentari in vista del voto sull’accordo commerciale si è aggiunta una dura presa di posizione da parte della Commissione. «Piena chiarezza sui passi che gli Stati Uniti intendono intraprendere» pretendono dall’esecutivo, criticando una situazione non «favorevole a realizzare scambi e investimenti transatlantici giusti, equilibrati e reciprocamente vantaggiosi» così come stabilito nella dichiarazione congiunta siglata ad agosto da Donald Trump e Ursula von der Leyen.
In un’intervista al network americano Cbs, la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha dichiarato: «Non è chiaro cosa accadrà in seguito con i dazi, ma è fondamentale che ci sia chiarezza sulle future relazioni tra Stati Uniti ed Europa». Agli sviluppi sull’asse Bruxelles – Washington guarda anche la stessa Commissione: «Un accordo è un accordo. In quanto principale partner commerciale degli Stati Uniti, l'Ue si aspetta che gli Usa rispettino gli impegni stabiliti nella dichiarazione congiunta, così come l'Ue rispetta i propri impegni».
Sabato il commissario al Commercio, Maroš Šefčovič, ha avuto un confronto con i vertici statunitensi, il rappresentante Jamieson Greer e il segretario Howard Lutnick: «Se applicati in modo imprevedibile, i dazi sono intrinsecamente destabilizzanti e minano la fiducia e la stabilità nei mercati globali, creando ulteriore incertezza nelle catene di approvvigionamento internazionali», continuano dal Berlaymont.
Tutti i riflettori di Bruxelles, però, sono puntati sulla commissione parlamentare per il Commercio internazionale. Dopo i rinvii legati alle tensioni in Groenlandia, il team negoziale guidato dal socialista Bernd Lange avrebbe dovuto riunirsi martedì 24 per provare a sbloccare l’impasse, ma la decisione della Corte Suprema americana ha spinto i deputati a indire una riunione straordinaria nella giornata di lunedì per discutere il da farsi.
Secondo quanto riportato da Politico, Lange ha definito la nuova imposizione di un dazio globale del 15% «una chiara violazione dell'accordo che avevamo concordato», rendendo la sospensione temporanea alla ratifica dell’accordo commerciale l’unica prospettiva plausibile, nonché la più scontata.
Chiarezza, infine, è il concetto richiamato anche dallo stesso Bernd Lange: «Proporrò di sospendere i lavori legislativi fino a quando non avremo una valutazione giuridica adeguata e impegni chiari da parte degli Stati Uniti» ha annunciato su X, definendo la situazione attuale un «puro caos tariffario» fatto di «interrogativi aperti e crescente incertezza per l'Ue e gli altri partner commerciali degli Usa».



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di Alberto Mingardi
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