Sicurezza
Huawei dribbla le restrizioni Ue. Aumenta la presenza nei programmi di ricerca comunitari
La commissaria europea per la sovranità tecnologica Henna Virkkunen (Epa/Olivier Matthys, Ansa)
Il colosso dell’high-tech cinese Huawei sta partecipando a 16 progetti di ricerca e innovazione finanziati dalla Commissione europea attraverso il programma Horizon Europe, nonostante la società sia stata inserita nella lista dei fornitori ad alto rischio. Nel 2023 Bruxelles ha infatti imposto restrizioni alle cinesi Huawei e Zte nel campo del 5G, a causa di «rischi sensibilmente più elevati» in termini di cybersicurezza e influenza straniera rispetto alle altre aziende del settore. Ciò nonostante, secondo i dati pubblici analizzati dai giornalisti di Politico – una testata tra le più informate sull’Unione europea – la nota azienda cinese è attiva in numerosi consorzi, spesso in ambiti sensibili come il cloud computing, i data center e le tecnologie 5G e 6G. Huawei, che è una società privata, attualmente collabora con università e imprese in Italia, Spagna, Francia, Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Belgio e Finlandia.
I contratti prevedono la condivisione di informazioni con l’azienda e la comproprietà intellettuale dei risultati. Rispondendo alle domande di Politico, la Commissione ha chiarito che 15 progetti su 16 sono stati approvati prima del 2023. Solo un progetto del 2025 è stato messo sotto scrutinio, ma ritenuto infine «fuori dal campo di applicazione» delle misure restrittive e approvato. Huawei difende la sua posizione: «Partecipiamo ai progetti di Horizon Europe in modo del tutto legale e conforme». Tuttavia, la natura dei programmi è sensibile. Per esempio, ce n’è uno per sviluppare strumenti di privacy e protezione dei dati nell’ambito dei big data e dell’intelligenza artificiale. Qui Huawei lavora con il Consiglio nazionale delle ricerche italiano, le università di Malaga, Tolosa e Calabria e con un istituto tedesco specializzato in sistemi software. All’azienda cinese spettano 207 mila euro per guidare la «progettazione, implementazione e valutazione dei casi d’uso».

Nonostante le misure contro l'azienda cinese imposte nel 2023, secondo Politico essa opera in consorzi che collaborano con università europee
Si tratta quindi di un’attività di coordinamento molto stretta, remunerata e con accesso a informazioni sensibili di professionisti e istituti. Nel frattempo, la Commissione accelera la stretta nei confronti della società. Lo scorso mese ha proposto un nuovo Cybersecurity Act per escludere Huawei da tutte le reti di telecomunicazioni critiche, dopo anni di raccomandazioni disattese dagli Stati membri. «Non sono soddisfatta dell’attuazione del 5G Toolbox», ha dichiarato Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione per la sovranità tecnologica. «Sappiamo che i vendor ad alto rischio sono ancora presenti nelle reti 5G: servono regole più severe». A pesare sul clima c’è anche un’indagine su presunte pressioni indebite di Huawei nei confronti di alcuni europarlamentari, che nel 2025 ha portato al divieto di lobbying per la società nei locali della Commissione e del Parlamento europeo.



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