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Simone Matteis

02 Marzo 2026, 20:00

Unione europea

Drone iraniano colpisce base militare britannica a Cipro. Rinviata riunione Consiglio Ue

Drone iraniano colpisce base militare britannica a Cipro. Rinviata riunione Consiglio Ue

Il presidente cipriota Nikos Christodoulides (Fabio Frustaci, Ansa)

BRUXELLES – Il drone che nella notte tra domenica e lunedì ha colpito la base britannica di Akrotiri, sull’isola di Cipro, ha mostrato quanto rapidamente la crisi tra Stati Uniti, Israele e Iran rischi produrre ricadute anche sul territorio europeo, senza però trasformarsi – almeno per ora – in un coinvolgimento diretto dell’Unione o del Regno Unito nel conflitto. Le autorità locali cipriote, britanniche ed europee si sono affrettate nel presentare l’episodio come un grave campanello d’allarme, badando però a non oltrepassare la soglia critica.

Secondo le ricostruzioni di quanto accaduto nelle scorse ore, un drone Shahed di fabbricazione iraniana ha centrato la pista della base militare poco dopo la mezzanotte, causando «danni limitati». Londra ha disposto in via precauzionale l’evacuazione del personale non essenziale e lo spostamento delle famiglie in alloggi più sicuri, ribadendo però che il Regno Unito «non è in guerra» e che l’uso delle basi resta legato a obiettivi di difesa. Da Nicosia, il presidente Nikos Christodoulides ha tenuto a specificare che Cipro non intende partecipare ad alcuna operazione militare, rivendicando il ruolo umanitario dell’isola nelle crisi regionali.

L’attacco, però, ha avuto ripercussioni anche sulla sfera europea. La presidenza cipriota del Consiglio Ue ha rinviato a data da destinarsi la riunione informale dei ministri degli Affari europei in programma ieri mattina, ufficialmente per le difficoltà legate al traffico aereo e alla sicurezza dei collegamenti, mentre al momento restano confermati altri incontri, come quello di giovedì tra i ministri della Cultura. Prudenza e attenzione alla gestione del rischio, più che un blocco dell’attività istituzionale, in parallelo con la scelta della Grecia – da sempre attento osservatore delle dinamiche cipriote, anche in funzione anti-turca – di inviare due fregate e due caccia F‑16 a supporto delle forze militari dell’isola.

Da Bruxelles, Ursula von der Leyen ha espresso pieno sostegno a Cipro dopo un colloquio con il presidente Christodoulides, assicurando un approccio «fermo e inequivocabile» dell’Ue al fianco dei suoi Stati membri di fronte a qualsiasi minaccia, senza enfatizzare scenari di guerra. Nelle sue dichiarazioni sulla crisi iraniana, la presidente della Commissione ha poi insistito sulla condanna degli attacchi di Teheran ai Paesi della regione e ha parlato di una «chiara violazione del diritto internazionale», richiamando al tempo stesso la necessità di prepararsi in modo ordinato alle ricadute su energia, trasporti, migrazioni e sicurezza interna, più che su un’escalation militare diretta. Rispondendo alle domande della stampa internazionale, un portavoce dell’esecutivo ha ribadito come l’Ue chieda «pieno rispetto del diritto internazionale, inclusi i principi della Carta delle Nazioni Unite», senza però allinearsi espressamente al richiamo arrivato proprio dall’Onu contro l’offensiva di Stati Uniti e Israele verso l’Iran da cui è scaturita la «rappresaglia nella regione».

Sul piano politico, le posizioni dei singoli Paesi Ue restano piuttosto articolate: Francia, Germania e Regno Unito hanno espresso congiuntamente sgomento per la natura «indiscriminata e sproporzionata» dei raid iraniani, mentre la Spagna ha affiancato a questa condanna anche una critica all’azione «unilaterale» di Washington e Tel Aviv contro Teheran. Nel complesso, comunque, il sentimento generale nel Vecchio Continente è quello di fare tutto il possibile per mantenere al minimo il senso di preoccupazione, portando in cima alla scala delle priorità ogni tentativo di evitare un allargamento incontrollato del conflitto riducendo così l’impatto su cittadini e infrastrutture.

La Base di Akrotiri

Akrotiri, situata sulla costa meridionale di Cipro, non è una semplice concessione, ma parte di un Territorio d'Oltremare Britannico noto come Sovereign Base Areas (Sba). Rimasta sotto la piena sovranità di Londra dopo l'indipendenza dell'isola nel 1960, la base funge da fondamentale avamposto strategico nel Mediterraneo orientale. Grazie alla sua posizione, permette al Regno Unito e ai suoi alleati di proiettare forza militare verso il Medio Oriente e l'Africa settentrionale, fungendo da hub logistico per operazioni aeree, sorveglianza e intelligence.

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