Da Bruxelles
Von der Leyen: «Presto regole sugli aiuti contro il caro energia»
La presidente della Commissione Ursula von der Leyen (Olivier Matthys, Epa)
BRUXELLES – La risposta europea alla crisi energetica legata alla guerra in Iran è al centro del discorso di Ursula von der Leyen, pronunciato lunedì mattina subito dopo un vertice della Commissione sull’impatto economico della crisi in Medio Oriente sull’Unione europea. Le ultime sei settimane di guerra «ci hanno ricordato che la pace non può essere data per scontata», ha detto von der Leyen, ricordando che lo stallo sul cessate il fuoco impone a tutti di restare alla finestra per valutare ogni possibile sviluppo, a cominciare dall’Europa. La navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz dovrà essere il cuore di «qualsiasi accordo», ha sottolineato la presidente, dal momento che «la perdurante chiusura sta arrecando enormi danni, e il ripristino della libertà di navigazione per noi è fondamentale». Bruxelles stima un aumento dei costi per l’import di combustibili fossili superiore a 22 miliardi in 44 giorni di conflitto, un impatto «enorme» che perdurerà «anche se le ostilità cessassero immediatamente».
Una “toolbox” a tutela del deficit
In vista del Consiglio informale previsto per la settimana prossima a Cipro, von der Leyen ha annunciato per mercoledì 22 il lancio di una “toolbox”, ovvero una comunicazione contenente una serie di misure e buone pratiche per gli Stati «su come progettare i regimi di sostegno al reddito». Un suggerimento, non certo una costrizione, al quale però le capitali guarderanno senz’altro con attenzione. Le misure immediate prevederanno un «solido coordinamento tra gli Stati membri», sull’esempio di quanto fatto in occasione della crisi energetica del 2022, quando la piattaforma energetica europea «contribuì ad aggregare 90 miliardi di metri cubi di acquisti di gas per l’Ue», consentendo inoltre di «mettere in contatto» acquirenti e fornitori per altri 77 miliardi di metri cubi.
Le risposte alla crisi, comunque, restano nelle mani dei singoli Stati membri e questo la Commissione lo sa bene. L’invito è quello di «imparare dalla crisi del 2022» per introdurre misure «mirate ai gruppi vulnerabili, tempestive e temporanee». Nei prossimi giorni l’esecutivo comunitario consulterà i Paesi Ue sulle norme in materia di aiuti di Stato più flessibili, definiti da Ursula von der Leyen uno «strumento importante per offrire un più ampio margine per il sostegno temporaneo ai settori più esposti» con l’obiettivo di adottare un nuovo quadro europeo temporaneo già entro fine mese. Prendere esempio, ma non replicare in toto quanto fatto in passato. Al momento «le condizioni per attivare misure alternative, come la clausola di salvaguardia generale o le clausole di salvaguardia nazionali, non sono soddisfatte» ha detto von der Leyen, ribadendo a chiare lettere il “no” alla sospensione del Patto di stabilità chiesta insistenza anche dal governo italiano: «Le misure di sostegno non devono peggiorare il deficit».
Elettrificare l’Europa
C’è poi il tema delle misure strutturali che servono a «ridurre i prezzi dell’energia e dare sollievo a cittadini e imprese». Per quanto riguarda le quote di carbonio del “famoso” Ets, qualcosa si muoverà presto: prima della revisione completa annunciata per luglio, la Commissione ha già proposto un pacchetto di modifiche alla riserva di stabilità del mercato e di sospendere la cancellazione delle quote per «aumentare la stabilità e la prevedibilità dei costi senza perdere l’importante segnale di prezzo». Confermata per maggio la presentazione di nuove proposte legislative per ridurre il peso delle imposte sull’elettricità e sui costi di rete, ma Bruxelles si dice pronta a discutere anche «la quota più grande della bolletta energetica, cioè la fonte di energia stessa».
Una soluzione potrebbe arrivare da un mix di fonti rinnovabili e nucleare – responsabili di oltre il 70% dell’elettricità in Ue – con la consapevolezza che «elettrificare l’Europa significa rendere l’Europa più indipendente». Per colmare un «ritardo non più sostenibile» rispetto a Cina e Stati Uniti, Bruxelles apre infine all’uso dei fondi di coesione: «Il denaro c’è, potete investirlo nelle reti, nello stoccaggio, nelle batterie, ma usatelo ora, perché ce n’è bisogno», conclude von der Leyen, consapevole che «i soldi pubblici non sono sufficienti, quindi abbiamo bisogno di molto più capitale privato».



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