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A.C.

07 Marzo 2026, 20:15

Usa

Donald Trump torna all’attacco su Cuba: «Ultimi momenti di vita, stanno negoziando con me e Rubio»

Donald Trump torna all’attacco su Cuba: «Ultimi momenti di vita, stanno negoziando con me e Rubio»

Il presidente Donald Trump (Daniel Torok, Imagoeconomica)

Sul destino di Cuba torna ad addensarsi la retorica di una svolta imminente. Parlando allo Shield of the Americas, il vertice promosso da Washington con i leader dell’America Latina sulla sicurezza regionale, Donald Trump ha dipinto l’isola come un sistema ormai agli sgoccioli. Secondo il presidente statunitense, il regime dell’Avana starebbe vivendo «gli ultimi momenti della sua vita così come la conosciamo» e sarebbe già impegnato in contatti con la Casa Bianca. «Cuba sta negoziando con me e con Marco Rubio», ha dichiarato il tycoon, lasciando intendere che una soluzione potrebbe arrivare rapidamente e che per il Paese caraibico si profila all’orizzonte una stagione di «grandi cambiamenti».

Il leader repubblicano, naturalmente, non è nuovo all’utilizzo di questi toni. Già venerdì, parlando alla stampa, il presidente aveva affermato che «Cuba cadrà molto presto», sostenendo che il governo dell’Avana sarebbe pronto a un’intesa dopo «cinquant’anni». Anche allora Trump aveva indicato nel segretario di Stato Rubio — figlio di immigrati cubani e da sempre sostenitore di una linea dura contro il regime — l’uomo incaricato di guidare il dossier sull’isola. Le dichiarazioni si inseriscono in una strategia politica che la nuova amministrazione americana non ha mai nascosto: favorire un cambio di regime nella capitale cubana.

L'isola affronta
blackout diffusi e
carenze energetiche
da tempo. Il presidente
Díaz- Canel nega le
trattative e accusa
Washington

Il contesto in cui arrivano queste parole è però segnato da una crescente pressione economica esercitata dagli States. All’inizio di quest’anno la Casa Bianca ha reinserito l’isola nella lista dei Paesi sponsor del terrorismo e firmando un ordine che impone dazi agli Stati che forniscono petrolio al governo cubano. Una misura che ha avuto effetti immediati sui fragili equilibri energetici dell’ex Paese di Castro. Negli ultimi mesi le forniture di carburante sono crollate, complice anche la fine dei flussi dal Venezuela, tradizionale alleato dell’Avana. Dal 9 gennaio Cuba non ha più importato petrolio e la carenza energetica ha provocato blackout diffusi, riduzione dei voli e gravi difficoltà per l’economia locale. La crisi economica che affligge il Paese da anni si è così aggravata ulteriormente, con carenze sempre più evidenti di medicinali, cibo e beni essenziali.

Il governo cubano respinge però la narrativa a stelle e strisce. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha negato l’esistenza di negoziati con Washington e ha accusato gli Stati Uniti di voler provocare un collasso economico attraverso una strategia di «asfissia energetica». Per L’Avana, le nuove misure americane non sarebbero altro che l’ennesima evoluzione dell’embargo commerciale imposto dagli Stati Uniti nel 1962, una delle sanzioni più longeve della storia contemporanea.

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