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Lidia Baratta

06 Febbraio 2026, 20:00

Credito

Addio ai prestiti verdi facili. Ora le banche stanano i greenwasher

Secondo uno studio di Bankitalia, prima della stretta della Bce le imprese che facevano greenwashing hanno ottenuto sconti sui tassi tra tre e sette punti percentuali. Ora gli istituti sono più selettivi. Maggiori verifiche sulle dichiarazioni aziendali

Addio ai prestiti verdi facili. Ora le banche stanano i furbi

Secondo i dati estrapolati da Bankitalia, lo sconto di cui hanno beneficiato le aziende greenwasher è stato tra i 3 e i 7 punti base (Ivan Marc, Shutterstock)

Le banche europee non credono più al greenwashing delle aziende. Se fino al 2021 alle imprese bastava autodichiarare basse emissioni di CO₂ e dare qualche verniciata di verde ai bilanci per ottenere lauti prestiti e sconti sui tassi di interesse, con la politica monetaria restrittiva della Banca centrale europea gli istituti di credito europei hanno chiuso i rubinetti, imparando a distinguere con più precisione cosa è green da cosa non lo è. A distinguere tra chi si limita a «parlare sostenibile» e chi invece lo fa davvero.
A provarlo è uno studio della Banca d’Italia, intitolato “Il greenwashing e i suoi impatti sulle politiche di credito bancario”, a firma di Simone Di Paolo, Danilo Liberati e Lorenzo Rubeo. Esaminando l’interazione tra transizione ecologica e mercato del credito, i tre economisti individuano due distinti periodi nell’atteggiamento delle banche rispetto alla sostenibilità ambientale delle aziende.
Tra il 2019 e il 2021 sia le imprese greenwasher, quelle che dichiarano basse emissioni ma con dati poco affidabili, sia le imprese con una maggiore affidabilità sulle politiche green hanno ricevuto finanziamenti bancari a tassi mediamente più bassi rispetto alle imprese con maggiori emissioni di carbonio. Secondo i dati estrapolati da Bankitalia, lo sconto di cui hanno beneficiato le aziende greenwasher è stato tra i tre e i sette punti base, senza però una differenza sistematica per quanto riguarda la quantità di credito bancario ricevuto.
L’identificazione delle aziende greenwasher da parte di Bankitalia è basata sull’affidabilità dei dati riportati. Un’azienda fa greenwashing – spiegano – quando dichiara emissioni basse, ma non c’è un elevato livello di fiducia sui dati che riporta. Gli economisti di Via Nazionale hanno costruito anche una sorta di indicatore di “affidabilità” delle informazioni fornite dalle imprese, basato sul confronto tra l’immagine ambientale che le aziende danno di sé sui propri siti, tra comunicati e iniziative green, e quella che emerge invece da articoli e inchieste giornalistiche che sono andate oltre le comunicazioni aziendali.
Da questo confronto, viene fuori che le aziende risultate più greenwasher nel corso degli anni sono state quelle del settore manifatturiero, seguite dalle imprese edili. Ed è interessante come dai dati venga fuori anche che alte percentuali di greenwasher si trovavano proprio nei comparti più inquinanti dell’economia, incluse la produzione di elettricità, l’industria (compresa l’estrazione mineraria) e i trasporti. 
Ma negli anni dei bassi tassi di interesse, i settori che più hanno beneficiato degli sconti sui prestiti bancari, grazie al ricorso a forme di marketing ambientale ingannevoli, sono quelli del commercio (all’ingrosso e al dettaglio) e delle attività minerarie e di estrazione. Mentre i settori che ne hanno beneficiato di meno, forse per una maggiore attenzione delle banche su imprese di cui avevano già conoscenza, sono le costruzioni, i servizi di pubblica utilità (produzione di energia) e i trasporti.
Ma dopo la stretta monetaria del 2022-2023 e l’aumento dei tassi di interesse da parte della Bce, lo scenario cambia. Le banche dell’area dell’euro non solo applicano tassi di interesse più elevati e concedono meno prestiti alle aziende più inquinanti, ma il vantaggio delle aziende greenwasher si riduce, fino ad azzerarsi.
Con lo shock monetario da parte di Francoforte, le banche diventano più selettive nella concessione del credito, c’è una maggiore attenzione al rischio da parte degli intermediari e si valutano più nel dettaglio le dichiarazioni aziendali. Si fanno maggiori controlli rispetto al passato e le greenwasher vengono individuate meglio di prima, distinte dalle aziende che invece sono realmente green. Le banche si dimostrano più rigide nella valutazione della clientela. E in questo contesto, alle aziende con maggiori emissioni carboniche (brown) o con un minore grado di affidabilità viene richiesto addirittura un premio aggiuntivo. Mentre le aziende «veramente green», con dati più affidabili sulle proprie emissioni, continuano a godere di un migliore accesso al credito e tassi di interesse più favorevoli. 
La restrizione del credito e un maggiore affinamento nella capacità di identificare il marketing ingannevole sia da parte delle banche, ma anche da parte dei clienti, avrebbero avuto come effetto collaterale positivo una diminuzione – tra 2018 e 2023 – delle aziende identificate come greenwasher. In più, rispetto al passato, quello che viene fuori è che anche i dati forniti dalle aziende sulle politiche green messe in pratica risultano più dettagliati e meno inclini al facile ottimismo. La sensibilità climatica è aumentata, insomma, e risulta più difficile sparare numeri e passare inosservati. Sia per le banche, sia per i consumatori. Ma anche per gli investitori.
Non a caso, come dimostra una ricerca pubblicata di recente dal “Journal of Risk and Finanzial Management”, le imprese che praticano il greenwashing, dichiarando grandi performance sul fronte Esg ( Environmental, Social and Governance) per apparire più attraenti agli investitori, alla fine non riescono a raggiungere una stabilità finanziaria duratura nel lungo periodo. Il beneficio è temporaneo e illusorio. Non appena le discrepanze tra le dichiarazioni Esg e le emissioni effettive diventano più evidenti, il mercato corregge immediatamente l’ottimismo iniziale e l’effetto stabilizzante del greenwashing si indebolisce. I tempi guadagni facili dichiarando qualche emissione in meno sono finiti. Chi fa greenwashing oggi, prima o poi, viene scovato.

Le aziende greenwasher che più hanno beneficiato degli sconti sui prestiti bancari
sono quelle del commercio e delle attività minerarie e di estrazione



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