21 Febbraio 2026 | 23:31

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Maria Gaia Fusilli

21 Febbraio 2026, 20:08

L'intervista

De Felice (Intesa Sanpaolo): «Il no della Corte ai dazi fa bene all’Ue. Ma ora serve il debito comune»

Per il chief economist della banca, Gregorio de Felice è un «fatto molto positivo che ci siano pesi e contrappesi negli Usa»

De Felice (Intesa Sanpaolo): «Il no della Corte ai dazi fa bene all’Ue. Ma ora serve il debito comune»

Gregorio De Felice, capo dell'Ufficio Studi di Intesa Sanpaolo (Sergio Oliverio, Imagoeconomica)

La recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di dichiarare illegittimi i dazi imposti da Donald Trump ha di nuovo rimescolato le carte e rimesso in discussione i delicati equilibri geopolitici e commerciali tra i paesi. Con un’aggiunta degna di nota: il presidente repubblicano ha annunciato, nel tardo pomeriggio di ieri (ora italiana) di voler imporre, con effetto immediato, dazi globali al 15%, e non più al 10% come aveva precendentemente deciso. Una risposta, in pieno stile trumpiano, alla decisione che ha di fatto smantellato la sua politica tariffaria e riacceso l’attenzione sul modello dei “pesi e contrappesi” americano, che sembra funzionare a dovere. A commentare questo sviluppo e le implicazioni per il futuro è Gregorio De Felice, capo dell'Ufficio Studi di Intesa Sanpaolo, che risponde alle domande di ItalyPost a margine del 32esimo Assiom Forex a Venezia. De Felice offre una visione anche sugli scenari economici del 2026 a partire dalla ripresa della Germania, analizzando le politiche necessarie per rispondere alle sfide globali e promuovere una crescita sostenibile in Europa.

La domanda che tutti si pongono in queste ore riguarda la situazione dazi. Come vede il futuro delle politiche commerciali internazionali, dopo il pronunciamento della Corte Suprema degli Usa?

Il caso che si è verificato negli Stati Uniti è interessante, perché rappresenta un riequilibrio tra i poteri, mostra che funziona il cosiddetto check and balance. La Corte Suprema ha dichiarato illegale la misura sui dazi voluta dall’amministrazione Trump, perché non c’erano i presupposti di emergenza economica, ed è un giudizio sacrosanto. Trump ha già reagito mettendo tassi al 10% per tutti, riferendosi al Trade Act del 1974. Ha scelto così per non penalizzare l’Inghilterra. Questa è una misura che dura 150 giorni, a luglio si troverà a dover ripensare qualcosa di diverso. Dal punto di vista politico, il segnale che arriva è positivo: non si può fare tutto ciò che si vuole. Penso che l’Europa possa trarne beneficio, poiché un eventuale cambiamento della situazione apre a una maggiore cooperazione.

Non crede che questa decisione possa – paradossalmente – riaprire un nuovo periodo di incertezze? I dazi erano una realtà già conosciuta, anche se sfavorevole, ma comunque ormai stabile.

La decisione dà un effetto concreto e certo: dal 24 febbraio, i dazi sono fissati al 10%. Fra 150 giorni dovremo vedere che misure verranno intraprese. L’incertezza sappiamo che caratterizza il tempo presente e non smetterà di essere così oggi, ma credo che questa decisione dia un segnale positivo.

Parlando di Europa, come si è avviato il 2026? Dalla Germania sembrano arrivare segnali di ripartenza.

In effetti, ci sono segnali positivi in tutta Europa. La Germania, in particolare, sta beneficiando del fondo infrastrutturale da 500 miliardi promosso da Merz, e questo ha un impatto positivo sulla crescita economica. Le previsioni per quest'anno indicano un incremento del Pil tedesco dello 0,9%, con un'accelerazione prevista nel 2027, dove il tasso di crescita potrebbe arrivare all’1,4%. Dato che ha inevitabilmente buone ricadute anche per l'Italia, che dipende molto dalle esportazioni verso la Germania.

Anche il governatore Panetta è stato ottimista. In particolare, ha citato la crescita raggiunta nel 2025 grazie agli interscambi rimasti elevati. Ma c'è un lato ambivalente in questa crescita: una buona parte del commercio che continua è fatto dalla Cina, che inonda il mercato europeo con i suoi prodotti a prezzi più bassi. 

Questo è un punto delicato. Da un lato, l'adattamento al nuovo contesto globale ha permesso di mantenere una certa stabilità complessiva, gli scossoni sono stati assorbiti. Dall’altro, come ha sottolineato anche il Governatore, non possiamo fermarci qui: come Unione Europea dobbiamo rafforzarci. Abbiamo bisogno di riforme strutturali, in particolare nella governance. Per esempio, anziché continuare a emanare direttive che vengono recepite in modo diverso dai singoli Stati, sarebbe preferibile adottare regolamenti europei, che garantirebbero uniformità. Un altro tema cruciale riguarda i finanziamenti per la transizione climatica, il digitale e l'intelligenza artificiale, aree in cui l'Europa deve fare passi avanti. Qui entra in gioco la necessità dell’emissione di bond europei, che non sono pensati per coprire il debito pubblico dei singoli paesi come a volte viene sostenuto, ma per finanziare strategie collettive europee. Dovremmo convincere i tedeschi su questo.

Il 2026 è partito con segnali positivi per l'Europa, in particolare per la Germania, con previsioni di crescita del Pil dello 0,9% nel 2026 e dell'1,4% nel 2027. Un impatto positivo che può riflettersi anche sull'Italia. Per affrontare le sfide future, De Felice sottolinea la necessità di rafforzare l’Unione Europa con riforme strutturali, regolamenti europei uniformi (al posto delle direttive) e finanziamenti per transizione climatica e digitale.

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